L’Italia si sta preparando a entrare nella cosiddetta “fase 2”. I dati degli ultimi giorni giorno sono sempre più confortanti, sia a livello nazionale che regionale, e per l’inizio di maggio ci dovrebbe essere una prima, seppur timida, ripartenza. Ma qual è la situazione in provincia di Vibo Valentia? L’abbiamo chiesto al commissario straordinario dell’Asp di Vibo Valentia, Giuseppe Giuliano, che ci ha innanzitutto chiarito il numero complessivo dei contagi nel Vibonese: ad oggi sono 72 compresi anche i guariti, a cui vanno però aggiunti coloro che erano ricoverati a Catanzaro nelle scorse settimane. Ma, ci assicura, si tratta di pochissimi casi e comunque “la differenza non è significativa”. Spiegandoci anche la difficoltà nell'assumere anestesisti e infermieri perchè in tanti hanno detto "no" agli ospedali vibonesi.

Ricoverati allo “Jazzolino”. Attualmente nella provincia di Vibo Valentia ci sono solo tre ricoveri per Coronavirus, una situazione numerica "che potremmo definire di ‘falso allarme’”. Si trovano tutti allo “Jazzolino” e al momento sono in buone condizioni. Mentre per i decessi dei due giovani di ieri, sottolinea Giuliano, “è da escludere che fossero riferiti al Coronavirus, proprio impossibile. Abbiamo fatto comunque i tamponi per prudenza, ma non c’è nessun elemento che possa indicare che si tratti di casi di Coronavirus”. Tamponi che effettivamente, questa mattina, sono poi risultati negativi.

I numeri dei tamponi nel Vibonese. Una delle accuse più frequenti, soprattutto sui social, è che “non ci sono contagiati perché non fanno i tamponi”. Ma è effettivamente così? “No, non è vero. Ne abbiamo fatti tanti giorno per giorno. Abbiamo coperto anche tutte le case di cura seguendo quanto previsto dal Ministero, ovvero fornendo alle strutture i tamponi e provvedendo noi direttamente per quelli che non erano in grado di farseli da soli. Per l’esattezza si tratta di un totale di 1200 tamponi in provincia di Vibo Valentia, a cui si aggiungono i 458 delle 18 case di cura operative nel Vibonese”. E se può venire il dubbio che siano pochi, il commissario dell’Asp di Vibo sottolinea: “D’altro canto i tamponi devono essere effettuati secondo le previsioni ministeriali, noi abbiamo osservato pedissequamente le disposizioni normative. Se ci sono pochi casi è perché abbiamo pochi casi davvero”.

Fase 2: riapertura degli ambulatori. L’unico problema che la “fase 2” potrebbe creare all’Asp vibonese è la la riapertura degli ambulatori. Si tratta di difficoltà meramente logistiche e organizzative, e comunque “è un problema che stiamo affrontando per tempo per riuscire a essere pronti”. Ma quali difficoltà potrebbero crearsi esattamente? “Riaprendo gli ambulatori è necessario garantire la sicurezza di pazienti e sanitari. Considerando che ci sono delle liste di attesa lunghissime, a causa del fermo di questo mese e mezzo, è chiaro che dobbiamo cercare di ottenere la massima possibilità di fare visite mediche rispettando le norme sulla sicurezza. Garantendo innanzitutto la ripartizione delle visite, in modo che vengano rispettate le liste d’attesa. Nel frattempo tenendo anche presente che non si potranno effettuare numeri significativi perché bisogna comunque garantire un accesso controllato per evitare il pericolo di contagi, anche per i sanitari”.

I posti in terapia intensiva. Una delle preoccupazioni principali della fase due è che la ripartenza farà aumentare i contagi e un aumento dei contagi potrebbe intasare nuovamente gli ospedali. L'Asp di Vibo è pronta a questa eventualità? “Abbiamo sempre avuto dei posti sufficienti sulla base di quelle che erano le proiezioni dei positivi. Abbiamo attualmente 5 posti in terapia intensiva per i casi di Coronavirus e 10 posti da ricovero Covid. In realtà abbiamo già attrezzato la struttura per aumentare, se ce ne dovesse essere la necessità, a 20 i posti letto e a 10 le terapie intensive”. L’Asp è quindi organizzata per arrivare a raddoppiare i posti a disposizione, ma, è importante precisarlo, solo se ce ne sarà un effettivo bisogno “altrimenti rischiamo di tenere bloccato l’intero edificio”.

Nuove assunzioni: anestesisti e infermieri hanno rifiutato Vibo. Nel piano per affrontare l’emergenza è stato previsto, a livello regionale, l’assunzione di ulteriore personale sanitario. Vibo però è un po’ la Cenerentola delle province, quella ingiustamente trascurata e rifiutata. Succede sia con gli infermieri che con gli anestesisti (“che sono quelli più importanti in questo periodo”). Con i primi infatti “abbiamo avuto qualche difficoltà perché nell’utilizzo delle graduatorie esistenti, abbiamo ricevuto solo ‘no’. Gli infermieri non hanno accettato. Non so se solo perché non volevano prestare servizio durante il Coronavirus o perché non volevano venire a Vibo, però penso sia la somma di tutti e due”. Stesso discorso per i medici anestesisti. Vibo scartata a tal punto che “hanno rifiutato anche coloro che erano nella graduatoria a tempo indeterminato, ha accettato solo la prima”.

Il personale sanitario aggiuntivo. Per gli infermieri, per fortuna, è presente una graduatoria che era stata sospesa in attesa della conclusione di un procedimento giudiziario, con l’esito del giudizio che dovrebbe arrivare tra oggi e domani e che permetterebbe di assumere “circa 14 infermieri”. A ciò si aggiungono alcuni specializzandi (“che abbiamo assunto con una procedura ‘trasparente’ perché abbiamo chiesto all’università l’elenco degli specializzandi e da lì ne abbiamo presi 2/3”), un infettivologo, più diversi medici di medicina generale. “Dall’elenco dalla Regione solo due hanno detto di si, per il resto abbiamo fatto dei bandi noi”.

Una "marea" di dispositivi di protezione. “Noi siamo a posto, non so perché i sindacati abbiano continuato a lamentarsi” ha dichiarato Giuliano, garantendoci in conclusione che l’Asp ha a disposizione una “marea” di dispositivi di protezione individuale e non ha assolutamente alcun problema di distribuzione. “Abbiamo fornito anche per ogni presidio ospedaliero uno degli strumenti più importanti, i sanificatori. In maniera tale che se dovesse passare un caso sospetto o positivo di Coronavirus, in dieci/venti minuti si sanifica l’area”. Specificando di aver seguito la Protezione civile per gli acquisti che avevano una certa importanza, come ad esempio per la nuova tac arrivata allo “Jazzolino” nei giorni scorsi, mentre “gli altri dispositivi li abbiamo comprati anche noi per garantire un’adeguata fornitura”.