Terremoto nel Centro Italia, sospeso processo ai Mancuso al Tribunale di Vibo
In videoconferenza con il carcere di L'Aquila era collegato il boss Panteleone Mancuso, alias Scarpuni. Udienza interrotta per motivi di sicurezza e ripresa nel pomeriggio
Le violente scosse di terremoto che sono state registrate nell'arco di pochi minuti tra l'Abruzzo e le Marche hanno avuto ripercussioni anche a Vibo Valentia dove si sta celebrando il processo "Black money" che vede imputati diversi esponenti di spicco del clan Mancuso di Limbadi. In videoconferenza dal carcere di L'Aquila era collegato anche il boss Pantaleone Mancuso, alias "Scarpuni" e il terremoto è stata avvertito anche all'interno della casa circondariale di capoluogo abruzzese. Per motivi di sicurezza è stato dunque chiesta la sospensione momentanea dell'udienza. Richiesta accolta dal presidente del Collegio. In quel momento era in corso l'arringa dell'avvocato Giuseppe Di Renzo, difensore di Giovanni Mancuso, uno dei principali imputati.
Il terremoto. Tre le scosse che hanno colpito il Centro Italia e che sono state chiaramente avvertite anche all'interno del carcere di L'Aquila dove si trova detenuto Panteleone Mancuso. Tre violente scosse di terremoto di magnitudo 5.4, 5.3 e 5,6 in meno di un’ora, registrate ad una profondità di 10 chilometri. La prima scossa intorno alle 10.25 in centro Italia, alle prese da alcuni giorni con un’ondata di gelo e neve che sta provocando enormi disagi, ha avuto un magnitudo di 5.4. Epicentro tra Abruzzo e Marche, in un’area compresa tra Amatrice (Rieti) Capitignano e Campotosto (L’Aquila). Dopo la prima scossa forte, ce ne sono state altre quattro di poco successive con magnitudo più alta del 3,2, poi alle 11,14 la seconda forte botta con magnitudo intorno a 5,5. Pochi minuti dopo, intorno alle 11,26, terza violenta scossa avvertita in tutta l’Italia Centrale, la magnitudo è 5.6.
La ripresa dell'udienza. Dopo le dichiarazioni spontanee di Giovanni Mancuso che ha detto non sapere "come possa essere finito in questo processo", prima che l'udienza venisse sospesa, era stato il suo legale avv. Giuseppe Di Renzo a tentare di scagionarlo: "Anche dalle intercettazioni - ha detto - emerge come non vi siano rapporti tra i tre fratelli, che se avessero diretto un clan avrebbero quantomeno parlato, messo a punto strategie, e invece non c’è niente". Alla ripresa dell'udienza, è stata la volta dell'avv. Gianfranco Giunta, difensore di Angelo Nicola Castagna. Ieri, avevano parlato le difese di Pantaleone Mancuso (avv. Calabrese e Sabatino) e di Leonardo Cuppari (avv. Patrizio Cuppari).
