Non sono stati ricevuti dal prefetto Giovanni Bruno i dieci lavoratori licenziati dall'agenzia di sorveglianza siciliana ed in forza alla sede vibonese del gruppo. L'uno dicembre tentativo di conciliazione all'Ispettorato del Lavoro

dalla REDAZIONE

I sit-in di protesta davanti alla Prefettura si susseguono a ritmo quasi giornaliero. Questa mattina è toccato ai lavoratori della Sicurtransport presentarsi davanti alla sede dell'Ufficio territoriale del Governo. Una vertenza che vede protagonisti dieci guardie giurate licenziate dall'agenzia di sorveglianza che ha sede a Palermo lo scorso 1 novembre.

Licenziamento “illegittimo”. Un licenziamento che per i sindacati è palesemente illegittimo. Da qui l'avvio di una vertenza con tanto di rimpallo di competenze tra la Prefettura di Catanzaro e quella di Vibo Valentia. Questa mattina una decina di lavoratori, accompagnati dal sindacalista della Finascat Cisl Calabria, Fortunato Lo Papa, si è presentato su corso Vittorio Emenuele III e hanno chiesto senza ottenerlo un incontro con il prefetto Giovanni Bruno.

Tentativo di conciliazione. Delusi per l'ennesima tentativo andato a vuoto, la delegazione di lavoratori si è quindi diretta verso l'Ispettorato del lavoro per evidenziare i profili di illegittimità emersi nella loro vicenda. Qualcosa hanno ottenuto: un tentativo di conciliazione con l'azienda che si terrà il prossimo uno dicembre. Un incontro che verrà anticipato da un ulteriore sit-in di protesta davanti alla Prefettura già programmato per giovedì 26 novembre. I dipendenti della Sicurtrasport abbandonati al loro destino, per lo più lavoratori con famiglie monoreddito, pretendono rispetto e risposte da parte dell'Ufficio territoriale di Governo competente che – a giudizio del sindacato – è proprio quello di Vibo Valentia.

Muro contro muro. In atto c'è un vero e proprio muro contro muro tra l'azienda e i lavoratori. La Sicurtransport ha motivato il licenziamento di questi dieci dipendenti come una necessaria riduzione del personale in esubero. Critico il sindacato: “Si potevano e si dovevano – afferma Lo Papa – adottare altre forme di contrattazione come cassa integrazione, contratti di solidarietà, riduzioni dell'orario di lavoro ed anche trasferimenti del personale in esubero nelle altre sedi regionali. Abbiamo più volte tentato la via del dialogo con l'azienda e formulato le nostre proposte senza ricevere mai alcuna risposta in merito. Adesso chiediamo un incontro congiunto tra azienda, Questura, Prefettura e Ufficio provinciale del Lavoro”.