"Non è un pomeriggio di buone notizie, anche il terzo commissario governativo si è dimesso. Una grande delusione e un grande dolore, perchè la giustificazione offende doppiamente la nostra Regione: sembra che le nostre città non siano gradite alla sua famiglia". Così in una diretta Facebook il presidente della Regione Nino Spirlì, in merito alla rinuncia dell'ex rettore Eugenio Gaudio che ha dichiarato che sua moglie non aveva intenzione di trasferirsi a Catanzaro (ne abbiamo parlato QUI). "È un momento di imbarazzo, mi sento di dire che deve finire questo commissariamento della sanità, e soprattutto si deve dimettere il ministro Speranza".

Nino Spirlì segue quindi il leader della Lega Matteo Salvini che, sempre su Facebook, ha scritto "Via Cotticelli, via Zuccatelli, ora via anche Gaudio. Attendiamo se ne vada anche Speranza". "La sanità calabrese - ha evidenziato poi Spirlì chiedendo la fine del commissariamento - torni ad essere amministrata dai calabresi. Tutto questo i calabresi non lo meritano: non abbiamo ancora attivo un piano di contrasto al Covid 19 e, chiarisco per l'ultima volta, siamo esclusi come Regione Calabria da 11 anni dalla gestione della sanità calabrese".

"Posso capire che in passato ci siano stati dei politici che non hanno fatto il loro dovere, ma non posso capire come ancora oggi il Governo si fissi a tenere vivo un commissariamento attivo da 11 anni, dopo che ormai è di dominio pubblico che il fallimento è dei commissari ad acta". Non è possibile, afferma Spirlì, "che se ne siano andati tutti e tre per motivi 'futili', quando in realtà i motivi sono altri".

"La Calabria è una delle regioni d'Italia - continua ancora il presidente facente funzioni - e come tale dev'essere trattata, non siamo una regione di 'ndranghetisti, di malviventi. Basta con questo pregiudizio, ne abbiamo veramente le scatole piene. Basta, basta veramente. E lo dico anche ai calabresi, non dovete arrabbiarvi tra di voi: il 'nemico' viene da fuori la Calabria". "Loro - ha aggiunto - godono a vederci litigare tra di noi". Invitando poi tutti i calabresi, in conclusione, ad unirsi alle sue parole e scrivere "basta" sui propri profili social.