'Ndrangheta nel Vibonese: disposte cinque scarcerazioni (NOMI)
Cedono le misure cautelari per diversi indagati nel blitz contro le cosche

Si registrano i primi significativi cedimenti nel quadro cautelare dell'operazione "Jerakarni", l'imponente offensiva della Dda di Catanzaro che lo scorso 8 aprile aveva smantellato i vertici e la rete gregaria della 'ndrangheta attiva nel vibonese. I giudici del Tribunale del Riesame, chiamati a valutare la tenuta delle accuse e la necessità delle restrizioni, hanno emesso una serie di provvedimenti che modificano lo stato detentivo di alcuni dei principali indagati.
Il tribunale della libertà ha rivisto le posizioni di diverse figure coinvolte nell'indagine. Il cambiamento più radicale riguarda Arianna Idà, Caterina Emanuele e Domenico Chiera: per tutti e tre, i giudici hanno annullato l'ordinanza di custodia in carcere emessa ad aprile, disponendo l'immediata liberazione.
Novità anche per Antonio Carnovale (classe 2004), per il quale è stata decisa la scarcerazione, mentre per Michele D’Angelo (classe 2000), il Riesame ha attenuato la misura cautelare, concedendo il passaggio dal regime carcerario agli arresti domiciliari.
L'operazione "Jerakarni" resta comunque uno dei pilastri dell'azione antimafia nel distretto di Catanzaro. L'inchiesta mira a disarticolare il cosiddetto "Locale di Ariola", un consorzio criminale egemone nei territori di Soriano Calabro, Gerocarne e dei comuni limitrofi. Secondo gli inquirenti, le indagini hanno fatto luce su un'alleanza granitica, definita come il "blocco Emanuele-Idà-Maiolo". Questa coalizione avrebbe garantito per anni un ferreo controllo del territorio attraverso traffico di stupefacenti e racket delle estorsioni, detenzione di armi ed esplosivi e gestione fraudolenta di attività economiche e intestazioni fittizie.
Gli atti dell'inchiesta descrivono un territorio che, dopo stagioni di sangue e faide violente, aveva trovato una "pax mafiosa" sotto l'egida degli Emanuele-Idà, con i Maiolo in posizione subordinata ma fedele. Un equilibrio di potere che sembrava inscalfibile fino all'intervento della magistratura.
Nonostante le recenti decisioni del Riesame, che attengono alla sussistenza delle esigenze cautelari per i singoli soggetti, l'impalcatura dell'indagine prosegue il suo iter per accertare le responsabilità penali dei 54 coinvolti nell'inchiesta coordinata dalla Procura Distrettuale.
