La Corte dei Conti ha condannato Salvatore Scumace, noto come il “re degli assenteisti”, a pagare un risarcimento di 531.248,27 euro all’azienda ospedaliera Pugliese di Catanzaro. Scumace è stato accusato di non aver praticamente mai varcato la soglia del suo ufficio per 15 anni, dal 2005 al 2020. La sentenza, come riportato dalla Gazzetta del Sud, non si limita a lui: altre figure di rilievo all’interno dell’organizzazione ospedaliera sono state ritenute responsabili del danno patrimoniale e condannate a risarcimenti significativi.

Maria Cuffari, ex responsabile del COEI (Centro Operativo Emergenza Incendi), Salvatore Calabretta, allora dirigente dell’Area Risorse Umane, e Giuseppe Scalzo, ex responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione Aziendale, sono stati anch’essi condannati a pagare congiuntamente la somma di 531.248,27 euro insieme a Scumace.

Gli altri dirigenti coinvolti nella vicenda, come scritto ancora dalla Gazzetta del Sud, sono:

Nino Critelli, ex responsabile del COEI e direttore del Servizio di Prevenzione e Protezione Aziendale, condannato a pagare 367.921,83 euro.
Vittorio Prejanò, ex dirigente dell’Area Risorse Umane, con una condanna di 367.921,83 euro.
Maria Pia De Vito, ex dirigente dell’Area Risorse Umane, condannata a 38.211,06 euro.
Massimo Esposito, ex dirigente dell’Area Risorse Umane, condannato a 362.922,96 euro.

L'unico esente da responsabilità è Francesco Citriniti, responsabile dei flussi informativi, per il quale non è emersa alcuna colpa.

Secondo la Corte dei Conti, il caso rappresenta un esempio di "doloso occultamento del danno". La Corte ha sottolineato che, se l’azienda era a conoscenza della condotta assenteista di Scumace sin dal 2005 o 2006, il fatto che il danno patrimoniale sia emerso solo nel 2020 implica un occultamento deliberato del problema per tutti questi anni.