Legato a un veicolo e trascinato sull’asfalto fino alla morte: una scena di estrema crudeltà ha scosso la comunità di Longobucco, nella Sila Greca, dove un cane è stato ritrovato senza vita dopo essere stato sottoposto a una tortura prolungata. Il caso è emerso pubblicamente dopo la diffusione sui social delle immagini del ritrovamento, che hanno suscitato un’ondata di indignazione e richieste di intervento immediato.

Secondo quanto ricostruito, l’animale sarebbe stato legato con un cappio al collo a un pick-up e trascinato per un tratto di strada fino a morire. La segnalazione di una cittadina ha consentito ai carabinieri di intervenire rapidamente: i militari hanno avviato gli accertamenti e avrebbero già individuato il presunto responsabile, ora al centro delle verifiche investigative.

Le immagini e i video dell’animale straziato hanno fatto il giro del web, alimentando la mobilitazione di cittadini e associazioni animaliste, che chiedono l’applicazione delle pene più severe previste dalla legge.

Il caso si inserisce infatti nel quadro delle recenti modifiche normative che hanno rafforzato la tutela degli animali, riconosciuti come esseri senzienti e vittime dirette dei reati. In base agli articoli 544-bis e 544-ter del Codice penale, chi uccide un animale senza necessità rischia la reclusione da quattro mesi a due anni, con aggravanti in presenza di sevizie o sofferenze prolungate, come ipotizzato in questo episodio. Nei casi più gravi sono previste anche sanzioni pecuniarie elevate.