La corona della Vergine e la “spesa fantasma”: il caso che scuote il Vibonese
Come scrive Rosaria Marrella su Gazzetta del Sud, torna a far parlare una storia che profuma d’incenso e di oro, e che oggi, dopo venticinque anni, riemerge dal silenzio per scuotere la comunità di Pizzo. Al centro del racconto, l’orafo Antonio Malferà, artigiano vibonese di lunga esperienza, che attraverso un post sui social ha riportato alla luce un episodio rimasto a lungo nell’ombra: la realizzazione della corona d’oro della Vergine per l’Arciconfraternita di San Sebastiano.
«Ricorreva l’anno 2000 – scrive Malferà – quando mi chiesero di creare una corona d’oro, frutto della generosità dei fedeli. Accettai, ma decisi di donare il mio lavoro gratuitamente, per devozione. Non ho mai chiesto un solo centesimo». Cinque mesi di lavoro e fede, racconta, trasformati in un’opera sacra. Ma poi, la sorpresa: «Solo nell’agosto 2025 – rivela – ho appreso che nei registri dell’Arciconfraternita risulta una spesa di sei milioni di lire per la manifattura e le pietre preziose. Tutto falso. Quell’opera è stata una mia donazione».
Se confermata, si tratterebbe di una “spesa fantasma” annotata nei bilanci di un ente religioso, un’ombra che rischia di gettare un’eco imbarazzante su una delle confraternite più antiche e rispettate della città.
Malferà, noto per le sue opere sacre – tra cui l’ostensorio a forma di ulivo per il Duomo di Maierato e il restauro dei decori trafugati nella chiesa di San Francesco di Paola – si dice «profondamente indignato». «Non lo faccio per rancore – precisa – ma per rispetto della verità e dei fedeli. È giusto che si sappia».
