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Sarebbero arrivati a ipotizzare una presunta “regia occulta” del clan clan Mancuso dietro alcune operazioni antimafia e arresti degli ultimi anni. È quanto emerge dalle intercettazioni confluite nell’inchiesta “Jerakarni”, coordinata dalla Dda di Catanzaro e condotta dalla Polizia di Stato, che ha portato all’emissione di 54 misure cautelari contro i clan attivi tra Ariola e le Preserre vibonesi.
Al centro degli atti investigativi, numerosi dialoghi captati nella cosiddetta “Casa di Gerocarne”, ritenuta luogo di incontro del gruppo clan Emanuele-Idà. In una conversazione, Marco e Michele Idà, insieme ad Antonio Campisi e Filippo Mazzotta, discutono della latitanza dei Maiolo, descrivendone le modalità di occultamento tra boschi e rifugi di fortuna.
Il confronto si sposta poi sulla figura del collaboratore di giustizia Antonio Forastefano, ritenuto determinante per alcune condanne, tra cui quella all’ergastolo di Bruno Emanuele. È in questo contesto che emerge l’ipotesi, definita dagli stessi interlocutori, di un intervento di “forze più grandi”, individuate nel contesto del territorio di Limbadi.
Secondo gli inquirenti, si tratta di ricostruzioni prive di riscontri, maturate in un clima di tensione interna e legate anche all’impatto delle recenti operazioni antimafia che hanno colpito duramente i gruppi criminali del territorio.