Ieri in aula a Palmi i fratelli Lo Giudice hanno raccontato come la famiglia di Rosarno gli avrebbe imposto il pagamento dal 2009 al 2015

Avrebbero pagato il pizzo per 6 anni, fino a quanto strozzati dalle difficoltà economiche si sono ribellati ai loro presunti aguzzini. Nella mattinata di ieri, i fratelli Giorgio e Antonio Lo Giudice  hanno testimoniato davanti al collegio del Tribunale di Palmi accusando i fratelli Michele e Gregorio Cacciola, membri dell’omonimo clan di ‘ndrangheta di Rosarno. I due imputati sono accusati di estorsione aggravata dal metodo mafioso agli imprenditori agricoli di Candidoni, piccolo centro della Piana di Gioia Tauro.

La storia La prima richiesta estorsiva, secondo quanto hanno dichiarato in udienza, risale al 2009, quando Michele Cacciola si era presentato alla cooperativa “Agrisud” dei Lo Giudice chiedendo 10mila euro. L’importo, nel corso degli anni sarebbe cambiato, fino a arrivare a 2500 euro nel 2011, quando Michele Cacciola viene arrestato per la morte della figlia Maria Concetta. I Cacciola, però, secondo quanto affermato dai due testimoni, non si sarebbero demoralizzati dagli arresti dei parenti. In quel momento, infatti, sarebbe entrato in scena Gregorio Cacciola, fratello di Michele, continuando a chiedere denaro ai due imprenditori fino alla fine del 2014. 

Problemi economici All'inizio del 2015 i Lo Giudice non ce la fanno più a pagare per problemi economici: i soldi non bastano, l’azienda è in crisi e si trovano costretti a ribellarsi ai Cacciola. Una ribellione alla quale Gregorio Cacciola avrebbe risposto con una minaccia chiara: pagate o non lavorate più. Quello che, però, spinge i Lo Giudice a denunciare è una telefonata anonima, nella quale qualcuno chiede loro 100mila euro da consegnare in una stazione di servizio di Rosarno. Il mancato pagamento, raccontano i due, avrebbe comportato la morte dei figli e delle mogli. L’autore di quella telefonata minatoria non è stato individuato, ma per i Lo Giudice è abbastanza. Vanno dai carabinieri a denunciare la minaccia telefonica e iniziano le indagini. I militari dell’Arma piazzano delle telecamere e microspie nell’azienda, i telefoni degli imprenditori vengono messi sotto controllo.

Gli arresti I militari ricostruiscono la vicenda e incastrano i Cacciola. A quel punto i Lo Giudice non possono fare a meno di confermare il quadro emerso dalle indagini.
L’inchiesta dura un anno, fino al gennaio 2016, quando i carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria e dello Squadrone Eliportato Cacciatori Calabria, in esecuzione di un provvedimento di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Dda di Reggio Calabria, fermano Michele e Gregorio Cacciola.
Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Guido Contestabile, Luca Agostino, Antonio Cimino e Gianfranco Giunta.

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