Si è costituito pochi minuti fa Gaetano Emanuele, vibonese classe ’75, difeso dall'avvocato Giuseppe Di Renzo. Era latitante da giugno scorso quando era sfuggito al blitz “Habanero” della Distrettuale antimafia di Catanzaro, condotta dai Carabinieri di Vibo Valentia, contro il locale di ‘ndrangheta di Ariola. Insieme al fratello Bruno – che sta invece scontando in via definitiva l’ergastolo – è ritenuto ai vertici dell’omonimo clan delle Preserre vibonesi ed è indagato per triplice omicidio nella cosiddetta “strage dell’Ariola”.

Il Gip distrettuale di Catanzaro aveva emesso lo scorso giugno un’ordinanza di custodia cautelare nei suoi confronti con l’accusa di concorso in omicidio aggravato dalle modalità mafiose. L’uomo, considerato uno dei vertici della consorteria mafiosa di “Fago Savini” nel comune di Sorianello, avrebbe ricoperto, dunque, un ruolo centrale nella cosiddetta “Strage dell’Ariola”. L’agguato, avvenuto nel 2003 in località “Ponte dei Cavalli”, provocò la morte di Francesco e Giovanni Gallace e Stefano Barilaro, inserendosi nella faida tra i clan Emanuele-Maiolo e i Loielo per il controllo del territorio.

Nonostante gli sforzi delle forze dell’ordine, il presunto boss delle Preserre nel Vibonese è rimasto irreperibile, sebbene nelle scorse settimane la Corte di Cassazione avesse annullato con rinvio l’ordinanza della misura cautelare in carcere. La corte si era pronunciata accogliendo, quindi, il ricorso avanzato dalla difesa del presunto boss rappresentata dagli avvocati Giuseppe Di Renzo, Alessandro Diddi e Mauro Lanzo, nonostante la Procura Generale avesse avanzato richiesta di inammissibilità del ricorso.