Comandare è meglio che fottere: e in Calabria pochi comandano e molti sono fottuti
Fiumi d’inchiostro e logorroici discorsi oramai da decenni pretendono di analizzare, sviscerare e magari risolvere le ataviche problematiche che affossano il Sud ,più che un blocco di gesso che immobilizza le ali di un’aquila nata per grandi altezze.
Finanziamenti e risorse piovono a pioggia , con la vana speranza che possano raggiungere davvero le forze sane e produttive e non convogliarsi in pochi bacini gestiti dai soliti feudatari.
È un continuo alimentarsi di quel circuito del comando e del potere che trova fonte di vita negli slogan e nelle promesse, occasione di sopravvivenza nell’abitudine a ricevere per favore ciò che spetta di diritto, linfa di crescita in un colpevole assoggettamento che eleva la corruzione al rango di norma.
E soprattutto in Calabria viene furbescamente adottata la tecnica enunciata da Sun Tzu ne “L’Arte della Guerra”: se vuoi nascondere qualcosa ,mostrala”.
Tutti vediamo ,infatti, la mediocrità di una classe dirigente (quindi non solo politica) priva di una dimensione globale e strategica, di una visione a medio e lungo termine risultante dalla conoscenza di un’economia mondiale in costante evoluzione , di una consapevolezza delle sfide internazionali che raderanno al suolo chi pensa solamente al proprio piccolo pezzo di terra.
Una classe dirigente ebbra di potere, esperta in scambi e clientele, abituata a ricever ossequi e capponi, incollata a poltrone costruite sul consenso e raramente sul merito.
Tutti notiamo le sabbie mobili di una burocrazia inefficiente, svogliata, spesso incompetente, complice incontrastata (il posto pubblico è sacro, diceva Checco Zalone) delle amministrazioni votate solo al mantenimento dello status quo.
Ma ciò che è più diffusa, più dannatamente omogenea, più spudoratamente evidente e perniciosamente silenziosa, è la moltitudine di “fottuti” che affondano la testa nella sabbia, che credono che debba sempre andare così perché è sempre stato così, che si lamentano in privato della tirannìa stando seduti sul comodo divano.
Una società civile , magari perbene, che ha abdicato all’azione in favore di una divina provvidenza ormai stanca di aiuti e protezione.
C’è davvero bisogno di puntare sulle nuove generazioni, di sradicare dal nostro DNA il ruolo di schiavi che scambiano le frustate per mielosi massaggi. C’è bisogno di agire sulla scuola, per instillare nei nostri ragazzi lo spirito critico che caratterizza la democrazia e la propensione al dialogo ed all’ascolto che i nostri governanti hanno volutamente abbandonato. C’è bisogno di meno succubi fottuti e di più volitivi uomini liberi.
Pierluigi Lo Gatto
