#FOCUS | Quanto costano alla Calabria le insufficienti donazioni d'organi
Cornee, fegato e reni. Le insufficienti percentuali di donazioni costringono il centro trapianti a richiedere i tessuti o a trasferire i pazienti fuori regione
La Calabria ha una percentuale di pazienti in attesa di trapianto nella media nazionale ma un numero di donatori altamente inferiore. In sintesi, si potrebbe sostenere che i calabresi pretendono di avere più di quanto in realtà donano e questa circostanza li pone in una condizione di dipendenza. Per rispondere in maniera almeno sufficiente alle costanti richieste che provengono dal territorio i calabresi si vedono così costretti a rivolgersi fuori regioni con un aggravio di spese per il bilancio sanitario e enormi disagi per i pazienti stessi costretti ad estenuanti trasferimenti. Le ragioni della scarsa “generosità” dei calabresi risiedono in una molteplicità di fattori tra cui rientra un altissimo tasso di opposizioni dei familiari del defunto che impediscono l’espianto degli organi ma anche la scarsa predisposizione delle strutture sanitarie non messe nelle condizioni di operare al meglio.
Questione di civiltà. “Le regioni del centro-nord hanno un grado di civiltà superiore al nostro” taglia corto il responsabile del Centro trapianti regionale, dott. Pellegrino Mancini. “In Calabria non si vuole capire l’importanza della donazione e non si riesce a dare un significato nobile ad un evento purtroppo irrimediabile”. La percentuale di donatori in Calabria risulta essere, infatti, nettamente inferiore alla media nazionale che tocca il 22,7%. In Italia ci sono regioni in cui si dona moltissimo, ad esempio in Toscana con un tasso del 48,3%, e regioni come la Calabria in cui le donazioni sono ferme al palo: 10,6%. I dati, che fanno riferimento all’anno appena trascorso, non si discostano di molto dalle cifre raggiunte nel 2014 (10,7%) confermando un’evoluzione priva di sussulti.
4 su 13. Ben si comprendono le bassissime percentuali di donazioni se si osservano i dati dei prelievi effettuati nelle 13 strutture sanitarie regionali. Ebbene, le uniche rianimazioni che svolgono il necessario accertamento di morte con criteri neurologici propedeutico all’espianto degli organi sono solo 4: gli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria, il “Pugliese” e il policlinico universitario “Mater Domini” a Catanzaro e l’“Annunziata” a Cosenza. Gli altri 9 nosocomi – Paola, Castrovillari, Rossano, Crotone, Lamezia Terme, Vibo Valentia, Soverato, Locri e Palmi – nel 2015 non hanno effettuato alcun espianto. In parte, perché i decessi per emorragia cerebrale vengono trattati con maggiore frequenza negli ospedali hub; in parte, perché non tutti gli spoke sono dotati di un reparto di Neurochirurgia. Ma è possibile che in un anno nessun decesso per emorragia cerebrale si sia verificato in uno dei 9 ospedali?
Tessuti preziosi. L’anno scorso in Calabria sono state prelevate 63 cornee mentre risultano essere 94 quelle trapiantate complessivamente. Un delta colmato grazie al supporto della Banca delle cornee di Mestre e alle casse regionali calabresi. Questi tessuti assieme al fegato e ai reni sono molto richiesti e il Veneto che, grazie all’alto numero di donazioni, ne ha a disposizione in numero superiore al proprio fabbisogno ha stretto una convezione con il Centro trapianti regionale. Supporta la Calabria, non autosufficiente, che è obbligata a corrispondere al Veneto i costi sostenuti per il trattamento, la gestione e la spedizione dei preziosi tessuti. Il rimborso ammonta a 1.300 euro per ciascuna cornea e il calcolo è presto fatto: la Calabria ha versato lo scorso anno al Veneto per effettuare 31 trapianti di cornee ai nostri pazienti 40mila euro.
Mobilità passiva. Si giunge poi sul terreno scivoloso della vera e propria emigrazione sanitaria per il trapianto dei reni e del fegato. Entrambi gli organi non sono bancabili: appena espiantati devono essere immediatamente trapiantati. Per il rene, ad esempio, ogni paziente può essere iscritto in due diverse liste d’attesa, quella della propria regione e una a scelta. Capita spesso, però, soprattutto in una regione come la Calabria con bassissime percentuali di donazioni che il paziente in attesa di trapianto venga con più facilità selezionato fuori regione dove si deve recare per l’assistenza pre e post trapianto e per l’intervento. Cure e ricoveri che la Regione Calabria paga profumatamente ai servizi sanitari delle altre regioni. Lievi risparmi si sono ottenuti, invece, nei trapianti di fegato. Solo due anni fa è stata istituita una specifica lista d’attesa - prima di allora i pazienti venivano trasferiti sempre fuori regione – che permette ai pazienti di effettuare i trattamenti pre e post trapianto in Calabria mentre l’intervento è realizzato nel Lazio, grazie ad una convenzione che il Centro trapianti regionale ha stretto con l’Umberto I di Roma. (l.c.)
