Un bel ricordo che rischia di sfiorire sempre più, con il passare degli anni. E' ancora vivo nella mente di tutti il significato delle fiere nella città capoluogo. Le fiere tradizionali, quelle che si svolgevano nel mese di ottobre, per anni hanno costituito -specie nel secolo scorso, un importante appuntamento di scambio commerciale, ma non soltanto. In queste occasioni, infatti, erano innumerevoli i prodotti di pregio che arrivavano in città in quelle che andavano a configurarsi come vere e proprie giornate di festa. Giornate che contribuivano a tener vive le antiche tradizioni vibonesi, costituendo un richiamo per tutta la regione. Ebbene, partendo da queste considerazioni, i due consiglieri comunali di Vibo Democratica, Marco Miceli e Giuseppe Policaro, hanno fortemente stigmatizzato il modo in cui si è pensato di organizzare il "Mercatino autunnale" 2022.

"Infatti -hanno tuonato Miceli e Policaro - l'esposizione dei prodotti in vendita, non esprimevano in alcun modo la vocazione produttiva del nostro territorio e i bisogni dell'utenza ed erano assolutamente privi di originalità e ricercatezza, e certamente non artigianali". Vendica che "è stata per di più allestita attraverso bancarelle mal disposte e distaccate rispetto all'area ricreativa". Da qui l'esigenza di richiedere al sindaco il motivo per il quale "non si organizza la fiera autunnale nel rispetto della tradizione Vibonese e della vocazione produttiva del nostro territorio, focalizzando l' attenzione dell' amministrazione su una seria politica dei mercati locali, per far si che la nostra città sia punto di aggregazione e di incontro di tutte le esperienze produttive, a vario livello, della nostra comunità". Come dire, bisogna ripartire dai prodotti cosiddetti "di prossimità" per evitare che la globalizzazione e i mercati finiscano per strozzare le poche risorse locali.