Elezioni a Vibo, Luciano lancia la sfida a palazzo "Luigi Razza": con lui Censore, Arena e Cavallaro
Se il centrodestra riflette, la campagna elettorale di Stefano Luciano, l'ex presidente del Consiglio comunale, sembra essere già iniziata. Sul leader di Vibo Unica hanno trovato convergenza spezzoni di società civile, la Cisal di Franco Cavallaro, il Movimento nazionale della Sovranità di Arena e Bulzomì e anche mezzo Partito democratico. Alla convention che ieri sera ha lanciato la sua candidatura erano presenti, in prima fila, Michelangelo Mirabello, Bruno Censore e poco più indietro Vincenzo Insardà e Michelangelo Miceli. Insieme a loro anche lo stato maggiore della Cisal e, per l'Mns, Francesco Bevilacqua, Domenico Arena e Salvatore Bulzomì.
Ovviamente, il dato che maggiormente risalta, è la scelta dei maggiorenti dem che potrebbe comportare la rinuncia definitiva del Pd di schierare il proprio simbolo alle amministrative. Censore e Mirabello, infatti, lavoreranno con ogni probabilità alla costruzione di una lista civica che sosterrà la candidatura di Luciano alla guida di palazzo "Luigi Razza".
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Parole chiare quelle dell'ex presidente dell'assise cittadina: "Una città incarna una civiltà - ha detto Luciano - Ed una civiltà autocratica determina una città autocratica. Noi dobbiamo provare a rendere di nuovo democratica la nostra città oggi nelle mani di despota e tiranni mentre la gente è confusa. Vibo non è più un giardino sul mare. Ha delle cicatrici ed è accompagnata da spirito di rassegnazione. Eppure questa è una città che ha grande dignità. Ce l'hanno i commercianti, i professionisti, i lavoratori, gli uomini di cultura, quelli liberi almeno e non servi del presidente della Regione di turno". Purtroppo, "in questa città mancano ormai gli intellettuali che con questa politica modesta non intendono avere a che fare".
Luciano ha soffermato la propria attenzione "sul Psc da portare subito a compimento, sulle frazioni da riconsiderare, sui mercati generali e sul mercato delle Clarisse da valorizzare. Alla città servono assessori e burocrati competenti - ha ammonito Luciano -. E ancora: "Noi non stiamo riproponendo il civismo fine a se stesso. Io - ha concluso Luciano - non sono subalterno a Mangialavori nè ad alcun altro. Peraltro, ha mandato a casa un'amministrazione nella quale non era tutto da buttare. Come non era tutto da buttare nell'amministrazione D'Agostino".
