Il ruolo degli Anello e dei Bonavota nelle presunte spartizioni tra le cosche in merito al controllo dei villaggi turistici. Ha parlato anche di questo il pentito Antonio Guastalegname, dichiarazioni messe nero su bianco nei verbali acquisiti dal processo "Rinascita Scott". A riferirgli di questa presunta spartizione sarebbe stato Nazzareno Colace il quale, in particolare, "tra il 2014 ed il 2015, mi chiese come procedesse l'impresa di pulizia, perché voleva farmi entrare a lavorare nei villaggi, precisando che l'inserimento in tale settore non sarebbe stato semplice dal momento che alcuni villaggi erano controllati dai Bonavota e dagli Anello, i quali negli stabilimenti già utilizzavano, a suo dire, una ditta di pulizie di Sant'Onofrio, ma non ricordo chi sia l'intestatario e né come si chiama".

Per come riporta "il Quotidiano del Sud", Guastalegname ha toccato anche il clan Tripodi di Vibo Marina raccontando che Colace gli "disse che da qualche tempo avevano perso influenza. Io avevo contatti con Domenico Tripodi perché andavo a giocare da lui lo invitai anche al matrimonio di mio figlio. So che Nicola Tripodi e ’Nato Mantino erano dei "personaggi" in senso criminale e che in particolare in occasione dell'alluvione del 2004 loro avevano preso dei lavori I due si frequentavano nei primi anni novanta, poi Nicola si è trasferito a Roma". E circa i lavori presi nel periodo dell'alluvione il pentito ha precisato che "questi sono stati effettuati da altre imprese oltre che dai fratelli Tripodi".  E ancora: "La moglie di Rosario Fiarè veniva a trovare mia moglie quando andava ai colloqui. Sua è stata ospite a casa sua con la sorella di Rosario e il nipote Gianfranco, quando Rosario stesso era ricoverato all'ospedale di Torino. So che i figli di Filippo - il farmacista ed il dentista - erano soliti andare a Nova Goriza a giocare al casinò presumo per “ripulire” soldi, in quanto giocavano forte".