Vibo, stop al trasferimento del Maresciallo dell’Arma
La sentenza del Tar Calabria boccia il provvedimento del Ministero della Difesa su un maresciallo destinato tra Vibo e Reggio

Un provvedimento amministrativo pensato per garantire equilibrio operativo sul territorio si è trasformato in un caso di presunta carenza di imparzialità, fino all’annullamento da parte del giudice amministrativo.
Il Tar della Calabria ha infatti bocciato il trasferimento d’autorità disposto dal Ministero della Difesa nei confronti di un maresciallo dei carabinieri forestali, accogliendo il ricorso presentato dal militare e rilevando vizi nell’istruttoria e nella motivazione dell’atto.
Il caso riguarda un sottufficiale inizialmente destinato a un nucleo specializzato in provincia di Vibo Valentia, successivamente trasferito d’ufficio in una stazione dell’Arma in provincia di Reggio Calabria. Alla base della decisione dell’Amministrazione era stata indicata una presunta “incompatibilità ambientale”, motivata dalla presenza nel territorio vibonese di alcuni familiari del militare, tra cui la sorella, professionista del foro locale.
Secondo il Ministero, tale legame avrebbe potuto incidere sull’imparzialità dell’attività svolta sul territorio. Una ricostruzione che però non ha retto al vaglio del giudice amministrativo.
Il ricorso, presentato dall’avvocato Giuseppe Carratelli, ha infatti evidenziato elementi ritenuti decisivi dai giudici della Prima Sezione del Tar Calabria. Dall’istruttoria è emerso che il superiore gerarchico che aveva proposto il trasferimento risultava a sua volta coinvolto indirettamente in una vicenda privata in cui la sorella del maresciallo svolgeva il ruolo di difensore della controparte.
Un intreccio che, secondo la sentenza, ha inciso sulla neutralità del procedimento amministrativo.
Il Tar ha quindi ravvisato un vizio di “eccesso di potere” e “difetto di motivazione”, ritenendo il provvedimento non supportato da elementi oggettivi e caratterizzato da un uso distorto della discrezionalità amministrativa.
I giudici hanno sottolineato come l’attività professionale di un familiare non possa, da sola, giustificare misure così incisive nei confronti di un appartenente alle forze dell’ordine, in assenza di riscontri concreti.
Per queste ragioni è stato disposto l’annullamento del trasferimento, con conseguente ripristino della precedente destinazione del maresciallo. La decisione chiude una vicenda che ora riporta al centro il tema dei limiti della discrezionalità amministrativa e del principio di imparzialità nei provvedimenti del personale in divisa.
