Erano stati arrestati nel novembre scorso con l'accusa di detenzione abusiva di armi e ricettazione. Reati aggravati dalle finalità mafiose

Ammissione dei testi di lista del pm e della difesa, controesame dei testi ed ammissione delle prove documentali. Si è aperto stamane dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia il processo che vede imputati Rinaldo Loielo, 25 anni, e Valerio Loielo, 22 anni, entrambi di Ariola di Gerocarne ed arrestati nel novembre scorso. Sono accusati dei reati di detenzione illegale di armi (un fucile a pallettoni con matricola abrasa calibro 12, cinque cartucce a pallettoni ed una pistola revolver calibro 357 marca Smith & Wesson con matricola abrasa caricata con 5 proiettili dello stesso calibro) e ricettazione delle stesse. I reati sono aggravati dal metodo mafioso in quanto le armi sarebbero state detenute per agevolare la cosca di appartenenza, ovvero quella dei Loielo impegnata nella faida con il gruppo rivale degli Emanuele.

Rinaldo Loielo

Le armi erano state rinvenute dai carabinieri il 7 novembre 2015 nella porcilaia dei due Loielo sita ad Ariola di Gerocarne. Ad operare gli arresti erano stati i carabinieri della Stazione di Soriano Calabro guidati dal maresciallo Barbaro Sciacca. I due fratelli, che si trovano detenuti in carcere, sono figli del defunto boss Giuseppe Loielo, ucciso nel 2002 a colpi di kalashinikov nell’ambito della faida che da anni contrappone il clan Loielo al clan Emanuele.

Valerio Loielo il 5 novembre 2015 era rimasto vittima di un tentato omicidio. Era poi scampato ad un altro agguato nel luglio 2014 mentre si trovava in auto insieme alla madre. Walter Loielo, 22 anni, il 18 giugno è stato invece condannato a 2 anni ed 8 mesi per la detenzione di ricetrasmittenti, armi e munizioni. Il 25enne Rinaldo Loielo si trovava agli arresti domiciliari dopo la condanna rimediata per la detenzione di un potente ordigno esplosivo di circa tre chili che gli sarebbe stato ceduto dal boss di Nicotera e Limbadi, Pantaleone Mancuso, alias “Scarpuni”, per alimentare la guerra di mafia che nelle Preserre vibonesi vede contrapposti il clan Loielo (alleato a sua volta al clan Patania di Stefanaconi) al clan rivale degli Emanuele alleato ai Battaglia-Fiorillo di Piscopio. Rinaldo Loielo è difeso dagli avvocati Francesco Sabatino e Salvatore Staiano, mentre Valerio Loielo è assistito dagli avvocati Domenico Joppolo e Salvatore Staiano.

g.b.