'Ndrangheta, la richiesta choc: una "dote" per il figlio neolaureato
Gli investigatori ricostruiscono gli assetti della criminalità organizzata cittadina: intercettate riunioni tra i vertici dei clan per ridefinire equilibri, affiliazioni e gestione degli affari illeciti
Una struttura unitaria capace di coordinare le principali cosche della città, con regole condivise, gerarchie ben definite e decisioni assunte attraverso incontri tra i vertici dell'organizzazione. È il quadro delineato dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria durante la conferenza stampa dedicata all'operazione "Epicentro 2", che ha portato all'esecuzione di 79 misure cautelari nell'ambito di un'inchiesta contro la criminalità organizzata.
Secondo il procuratore della Repubblica Giuseppe Borrelli, le attività investigative hanno consentito di accertare l'esistenza di una vera e propria confederazione di cosche operanti nei diversi quartieri della città. Un'organizzazione che, stando alla ricostruzione della Procura, avrebbe mantenuto nel tempo una struttura di coordinamento tra le varie articolazioni territoriali.
Le indagini, supportate da intercettazioni e altri elementi investigativi, avrebbero documentato una serie di incontri riservati durante i quali sarebbero stati ridefiniti gli equilibri interni tra le famiglie di 'ndrangheta, assegnati ruoli di comando, disciplinata la distribuzione dei profitti delle attività illecite e regolati i rapporti con altre organizzazioni criminali. Nel corso di queste riunioni, secondo gli inquirenti, sarebbero stati affrontati anche temi legati ai rituali di affiliazione e al conferimento delle tradizionali "doti" mafiose.
Il procuratore aggiunto Walter Ignazitto ha spiegato che l'inchiesta si inserisce nel solco di precedenti procedimenti giudiziari definiti con sentenze passate in giudicato, che avevano già delineato l'esistenza di una confederazione di 'ndrine riconducibile alla storica centralità del quartiere Archi. Allo stesso tempo, l'indagine avrebbe fatto emergere elementi nuovi sull'attualità dei rituali interni all'organizzazione.
Tra gli aspetti ritenuti più significativi dagli investigatori figura il ritorno alle cerimonie di affiliazione e al conferimento delle cariche mafiose. In particolare, dalle intercettazioni sarebbe emerso il caso di un soggetto che avrebbe chiesto a un esponente di vertice della consorteria di concedere al figlio, come regalo per il conseguimento della laurea, una "dote" di 'ndrangheta, episodio che, secondo la Procura, confermerebbe il perdurante valore simbolico e organizzativo di tali rituali all'interno dell'associazione criminale.
