Operazione "Cumps", il Comune di Brancaleone in mano al clan Alati
La cosca minacciava e imponeva l'assegnazione di lavori di somma urgenza alla ditta di Annunziato Alati grazie anche al fratello impiegato comunale
Due informative chiamate "Venezia" e "Cumps" che partono da due spunti investigativi differenti, ma poi convergono fino incontrarsi. L'operazione "Cumps" contro le cosche di Africo Nuovo, Motticella, Bruzzano Zeffirio, Brancaleone trae spunto da una indagine dei carabinieri del Gruppo Locri, che ha investigato sull’omicidio di Luciano Criseo, ristoratore di Brancaleone e proprietario del ristorante “Venezia”, avvenuto a Brancaleone il 28 marzo 2009, con le quali sarebbe stato possibile accertare una massiva infiltrazione della ‘ndrangheta nel settore degli appalti pubblici ed il potere di condizionamento mafioso degli organi istituzionali pubblici.
I nuovi compari Il secondo segmento investigativo è costituito dalle attività condotte dalla Mobile di Reggio Calabria e dal Commissariatodi Condofuri, da cui sono emersi reati in materia di armi e di stupefacenti da parte di un gruppo 'ndranghetistico “di nuova generazione” venutosi a creare a Brancaleone, vale a dire la nascente cellula denominata “Cumps” (così si chiamavano i "compari" sui social) dai suoi stessi appartenenti, lembo di territorio che è sempre stato considerato sotto il controllo del locale di Africo.
Pace e nuovi equilibri Fin dall’avvio delle investigazioni sarebbe emersa l’appartenenza degli indagati alla ‘ndrangheta, nelle diverse declinazioni sparse nei centri di Brancaleone, Africo e Bruzzano Zeffirio, con particolare riferimento ai nuovi assetti organizzativi e ai ruoli rivestiti dai singoli affiliati, rimodulati a seguito della “pace” venutasi ad instaurare tra le diverse cosche dopo la sanguinosa faida di Africo-Motticella, che aveva visto affermarsi i gruppi “Palamara-Scriva” e “Mollica-Morabito”.
Tale tendenza alla rimodulazione degli assetti - funzionale al controllo dei pubblici appalti nell’area di influenza - troverebbe specifica conferma nelle indagini che hanno interessato il territorio di Brancaleone, documentando come il processo di riorganizzazione abbia dato origine ad un “Banco nuovo”, con una nuova locale e la conseguente ridefinizione dei ruoli dei singoli affiliati.
Convergenze investigative Sarebbe stata accertata la persistente intrusione della ‘ndrangheta nella gestione dei lavori e delle opere pubblici, oltre che al condizionamento degli organi istituzionali pubblici. Il lavoro investigativo della polizia e dei Carabinieri avrebbe trovato convergenza nel reperimento di elementi in ordine al gruppo facente riferimento, tra gli altri, a Nicola Falcomatà e Paolo Benavoli. Il risultato delle due indagini consente di affermare, per le forze di polizia e magistratura antimafia, da una parte l’esistenza di una predominanza delle famiglie di Africo e Bruzzano sul territorio di Brancaleone e, dall’altra, l’esigenza di creare autonomi gruppi di famiglie di Brancaleone che, sempre nell’ottica della visione unitaria della ‘ndrangheta, abbiano l’autonomia decisionale e operativa sul proprio territorio.
Il "banco nuovo" Al “Banco nuovo”di Brancaleone sono affiliati i fratelli Alati, Annunziato, Pietro e Giuseppe, con un ruolo di assoluto rilievo nel condizionamento delle scelte di quell’amministrazione comunale. Figura di spicco sarebbe quella di Annunziato Alati, quale gestore di fatto della ditta "Tripodi Veneranda e titolare di un’impresa individuale di movimento terra, pulizia strade ed aree verdi, acquedotti e fognature, che attraverso continue e ripetute minacce ha sbaragliato la concorrenza di altri imprenditori del settore, monopolizzando il mercato e aggiudicandosi ogni pubblica commessa.
Comune in mano agli Alati Le indagini hanno restituito l’immagine di un comune, quello di Brancaleone, di fatto ostaggio dei componenti della famiglia Alati e dei loro metodi tipicamente mafiosi: sarebbe stata nota anche agli stessi amministratori comunali la forte influenza di Pietro Alati, fratello di Annunziato e impiegato nell’ufficio tecnico del Comune di Brancaleone, aduso a condizionare, con metodi tipicamente mafiosi, l’affidamento dei lavori in somma urgenza. I motivi della mancata denuncia sarebbero da ricercare nel sostegno politico che l’amministrazione comunale in carica, nel 2014, reduce dal secondo mandato consecutivo, avrebbe sempre avuto dagli Alati, ricompensati, soprattutto nel quinquennio precedente, con il sistematico affidamento dei lavori in somma urgenza.Non sono peraltro mancati i tentativi di resistenza degli amministratori.
L'irruzione in giunta Di tutte le numerose condotte intimidatorie documentate nel corso delle investigazioni, hanno un valore particolarmente significativo gli eventi del 10 luglio 2014, quando i fratelli Annunziato e Giuseppe Alati irruppero nel corso di una seduta della giunta comunale di Brancaleone per minacciare apertamente il sindaco e gli amministratori presenti, intimando loro di assegnare i lavori di manutenzione idrica nel territorio comunale ad Annunziato, in esclusiva, senza alcuna rotazione tra le ditte da incaricare e non dando corso alla gara ad evidenza pubblica già indetta.
