Il Sole 24 Ore punta l’indice contro le banche di credito cooperativo, il 10% delle quali avrebbe una percentuale di crediti deteriorati superiore al 20%

di ALESSANDRO DE SALVO

I crediti deteriorati sono quei crediti per i quali la riscossione è diventata incerta. Più una banca ne possiede maggiore è il rischio di bancarotta. In Italia i crediti deteriorati, complice la congiuntura economica particolarmente negativa degli ultimi anni, sono il 17% del totale. Si tratta di una percentuale elevata, ben più alta dell’attuale media europea, che esprime un livello preoccupante di sofferenze. Le Bcc sono particolarmente interessate dal fenomeno, per 37 di esse più di un quinto del totale dei loro crediti è deteriorato. Tra queste anche due istituti calabresi: il Credito cooperativo centro Calabria e la Bcc del lametino


Il rischio per i risparmiatori. L’1 Gennaio è entrata in vigore la normativa europea sul bail-in bancario. In caso di crisi le banche dovranno essere salvate dall’interno e non saranno ammessi aiuti di Stato. Verranno colpiti prima gli azionisti, poi gli obbligazionisti ed infine i correntisti per i depositi superiori a 100mila euro (sotto tale cifra, fino a capienza, scatta la tutela del fondo interbancario). Il nuovo quadro normativo impone quindi al cliente di banca un’accurata valutazione dello stato di salute dell’istituto presso cui deposita il proprio risparmio.


La posizione del Governo italiano. L’esecutivo guidato da Matteo Renzi vorrebbe istituire una bad bank che acquisirebbe garn parte dei crediti deteriorati delle banche per ripulirne i bilanci. L’Ue si oppone a tale soluzione perché la bad bank vedrebbe il coinvolgimento dello Stato e, di fatto, si concretizzerebbero quegli aiuti di Stato vietati dalle nuove regole. La soluzione, in realtà, è un’altra: non si chiama né bail-in, né bail-out, né bad bank; si chiama Bce. L’istituto di Francoforte è il monopolista della valuta nella quale sono denominati tutti i crediti , deteriorati e non, espressi in euro. La garanzia della Bce consentirebbe di gestire le crisi bancarie senza gravare sui risparmiatori o sui contribuenti. Tuttavia tanto il Governo nazionale quanto l’Ue sono colpevolmente miopi, non vedono ciò che palesemente rappresenta la soluzione tecnica al problema.