Ha visto in faccia il mare gonfio e le onde gli sono venute in faccia, è stato tratto in salvo nel cuore del Mediterraneo, a largo della Libia ed ora aiuta i suoi fratelli

di MIMMO FAMULARO

E' una storia singolare quella di Abdel Fetah, 34 anni, eritreo trapiantato ormai da cinque anni a Catania. In Italia è arrivato nel 2011 in uno dei quei viaggi della speranza. Era scappato dalla fame in cerca di un futuro. Ha visto in faccia la morte ed è stato tratto in salvo nel cuore del Mediterraneo, a largo della Libia. Salvato e trasportato a Lampedusa. E da qui che è partita la nuova vita di Abdel, simbolo dell’integrazione e anche della Croce rossa italiana per la quale ha coordinato personalmente l’ultima missione, quella del “Topaz Responder”, la nave del Moas che con la sua flotta si occupa dei salvataggi dei profughi nelle acque internazionali, tra le coste africane e la Sicilia. Una rotta che il 34enne eritreo conosce bene. Come l’italiano che parla correttamente.

Il contributo. E’ lui ad informare l’equipe medica delle condizioni dei migranti. Non ha bisogno di interpreti o intermediari. Parla con i volontari della Croce rossa, scherza con il capo dell’equipe medica dell’Asp di Vibo Valentia, Antonio Talese. I due sono accomunati dall’appartenenza alla Cri e la tranquillità dello sbarco permette anche qualche divagazione di carattere storico. Comunica che i profughi a bordo della nave da lui diretta stanno bene e che non ci sono casi di scabbia a bordo.

Una favola. Più che una storia, la sua è una favola da raccontare. Non può concedere però interviste il 34enne eritreo al quale non sembrano piacere le luci della ribalta. “Mi dispiace – dice – ma non posso parlare”. Questo è il protocollo che Abdel chiede di rispettare. Sorride perché sa di aver compiuto un’altra impresa salvando altri 413 migranti a largo delle coste libiche ed in più eventi. C’è chi è stato dirottato a Reggio Calabria e chi invece è salito a bordo della “Topaz Responder” e trasportato da Abdel e dai suoi colleghi al porto di Vibo Marina. Un approdo che conosce per la prima volta. Per Vibo e per la macchina dei soccorsi coordinata dalla Prefettura, quello di ieri pomeriggio è stato il ventitreesimo sbarco, il nono del 2016, uno degli ultimi di questa stagione che si spera possa volgere al termine. In fondo questo è anche l’auspicio di Abdel che conosce bene i pericoli del Mediterraneo, soprattutto ora che l’inverno è alle porte e il mare è spesso in burrasca.