La Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione, all’esito della camera di consiglio del 16.10.2025, ha accolto il ricorso presentato nell’interesse di Roberta Bonavita , difesa dall’avvocato Giovanni Vecchio del Foro di Vibo Valentia, disponendo un nuovo giudizio innanzi al Tribunale del riesame di Catanzaro.

La signora Bonavita è attualmente detenuta in forza dell’ordinanza di custodia cautelare disposta dal G.I.P. di Catanzaro nel 2023 nell’ambito dell’indagine c.d. Maestrale-Carthago. Il provvedimento custodiale a carico della stessa era stato poi confermato nei giudizi cautelari, ancorché si fosse registrato un annullamento da parte della Suprema Corte relativamente alla prima decisione del Tribunale del riesame.

Alla decisione in oggetto si è arrivati perché la difesa della Bonavita aveva presentato un’istanza di revoca della misura cautelare al Tribunale di Vibo Valentia (innanzi al quale si sta celebrando il giudizio di primo grado) chiedendo una rivalutazione del quadro indiziario alla luce di talune sopravvenienze probatorie, rappresentate dalle sopravvenute decisioni favorevoli per alcuni coimputati e dalle risultanze emerse in sede dibattimentale. Più nello specifico, si era richiamata l’attenzione dell’autorità giudoziaria procedente sulle pronunce cautelari favorevoli emesse nei confronti di alcuni coimputati, come il fratello della ricorrente (Bonavita Giuseppe Armando, difeso sempre dall’avv. Vecchio) per il quale la Corte di cassazione aveva escluso la gravità indiziaria per tutti i reati contestati anche a Bonavita Roberta.

Il Tribunale di Vibo Valentia aveva, tuttavia, rigettato l’istanza difensiva ritenendo che la decisione sopravvenuta favorevole a un coimputato non potesse costituire un fatto nuovo idoneo a scalfire il giudicato cautelare. Considerazioni analoghe sono state poi espresse dal Tribunale del riesame di Catanzaro che, giudicando sul successivo appello cautelare, aveva reputato ostativa la presenza della precedente decisione sulla gravità indiziaria evidenziando, altresì, l’inidoneità degli elementi nuovi a scalfire il precedente giudizio.