Decreto Scura, la "rivolta" dei medici dell'ospedale di Vibo: si dimettono i primari
Clamoroso e duro documento dei sedici direttori delle Unità operative dello Jazzolino. "Così non si può fare sanità. Ecco perché ci dimettiamo"
Scoppia la "rivolta" dei medici allo Jazzolino di Vibo Valentia. Sedici primari pronti a rassegnare le dimissioni e a consegnare il loro mandato nelle mani del ministro Beatrice Lorenzin e del prefetto Carmelo Casabona. Alla base della clamorosa protesta il decreto Scura sulla riorganizzazione della rete ospedaliera vibonese, programmata "in assenza di interventi politico-istituzionali autorevoli del territorio" e "verificata la sovrapposizione di responsabilità nella testimonianza operosa della nostra attività professionale in una struttura da terzo mondo e in assenza di tutela". Cinque punti toccati nel documento sottoscritto dai direttori del presidio ospedaliero.
I motivi delle dimissioni. Il decreto conferma - secondo i primari - un trend di penalizzazione e vessazione nei confronti dell'ospedale di Vibo, spogliato gradualmente dal 2007 ad oggi di Nefrologia, Microbiologia, Malattie Infettive, Medicina Nucleare, Orl, Oculistica, Centro trasfusionale, con dimezzamento dei posti letto nel contesto di una popolazione provinciale globalmente ridotta di oltre 15 mila unità prevalentemente di età giovanile compensato da circa 4 mila immigrati senza reddito fisso e con un incremento dell'età anagrafica media e di una rappresentazione demografica che privilegia le classi più avanzate di età. La sperequazione - a detta dei medici - sarebbe assoluta in termini di: assegnazione di posti letto per mille abitanti, pari al 50% dei riferimenti nazionali.
Il nuovo ospedale. I primari sottolineano le criticità che emergono intorno alla costruzione del nuovo ospedale. La previsione di realizzazione con 350 posti letto - sostengono - in fase di progettazione esecutiva è frutto di un accordo di programma pubblico-privato con molte onerose esposizioni fideiussorie private che, in assenza del rispetto degli accordi, determinerebbe un contenzioso amministrativo e penale che, non solo bloccherebbe la realizzazione della struttura ma ne depaupererebbe colpevolmente i fondi con le prospettive di un'ennesima "incompiuta".
Assenze di risorse. Il punto focale è il quinto dove i medici riscontrano l'assoluta assenza di linee programmatiche in funzione delle risorse disponibili, delle sterili attività realizzate con esagerata e discrepante disparità numerica ed in spregio alle evidenze scientifiche di riferimento.
Nomi. Ecco i nomi dei sedici medici che hanno sottoscritto il documento: Consoli, Zappia, Ascoli, Scafuro, Miceli, Greco, Soriano, Comito, Baldari, Oppedisano, Traclò, Corigliano, Anastasio, Procopio, Imbarlina, Talesa.
