A quasi trent'anni il delitto della giovane cosentina rimane senza responsabili. Il fascicolo era stato riaperto in seguito alle dichiarazioni di un boss pentito

Non ci sono ancora colpevoli per l'omicidio di Roberta Lanzino. A trent'anni dal delitto, i responsabili dell'efferato delitto rimangono ancora senza identità. Lo ha deciso la Corte d'Assise d'appello di Catanzaro che ha confermato la sentenza di assoluzione per Franco Sansone, principale indiziato dello stupro e dell'omicidio della diciannovenne e per il padre Alfredo, imputato di lupara bianca.

Roberta Lanzino sparì nel nulla nel pomeriggio del 26 luglio 1988. Era partita dalla sua abitazione di Commenda di Rende per raggiungere la casa del mare di Falconara, in sella al suo ciclomotore. Non vedendola arrivare i familiari chiesero l'intervento delle forze dell'ordine. Scattarono le ricerche ed il suo corpo venne trovato in una radura a una ventina di metri dalla strada, nella montagna di Falconara. A breve distanza si trovava anche il suo ciclomotore. 

Le indagini furono caratterizzate da una serie di errori, oltre che da depistaggi e sparizioni. Alla riapertura del fascicolo contribuirono le dichiarazioni di Franco Pino, ex boss e pentito della 'ndrangheta che indicò come responsabili del delitto Franco Sansone e Luigi Carbone.