Francesco Fortuna, ex membro della 'ndrangheta vibonese e noto killer del clan Bonavota di Sant'Onofrio, ha contestato alcune dichiarazioni di Andrea Mantella, collaboratore di giustizia e testimone chiave dell’accusa nel maxiprocesso Rinascita Scott. Come riportato dalla Gazzetta del Sud, oggi, presso la Corte d’Assise d’Appello, la Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Catanzaro ha presentato i primi due verbali delle dichiarazioni di Fortuna, testimonianza cruciale in un processo su cinque omicidi e un sequestro di persona.

Fortuna è stato condannato lo scorso marzo a 30 anni di carcere in via definitiva per l’omicidio di Domenico Di Leo, avvenuto il 12 luglio 2004 a Sant'Onofrio, sulla base delle dichiarazioni di Mantella. Tuttavia, nella sua versione dei fatti, Fortuna nega che alcuni membri del clan Arena di Isola Capo Rizzuto siano giunti a Sant'Onofrio per supportare i Bonavota in questo omicidio, come invece sostenuto da Mantella. Concorda però con Mantella nel designare come mandanti i fratelli Nicola e Pasquale Bonavota, che sono però stati assolti in via definitiva. Fortuna accusa inoltre altre due persone di Sant'Onofrio come mandanti del delitto.

Riguardo all’omicidio di Raffaele Cracolici, boss di Maierato ucciso nel 2004 a Pizzo e per cui è stato condannato a ulteriori 30 anni di reclusione, Fortuna ha ammesso di essere stato uno degli esecutori. Tuttavia, contrariamente a Mantella, ha riferito agli inquirenti che il movente non era la conquista dell’area industriale di Maierato da parte dei Bonavota, ma la volontà di Cracolici di vendicare il fratello Alfredo, ucciso dai Bonavota nel 2002. Fortuna ha anche precisato che il controllo sull’area industriale di Maierato non era dei Cracolici, ma del clan Mancuso di Limbadi. Infine, per l’omicidio di Alfredo Cracolici, Fortuna ha indicato altri tre individui che non sono stati coinvolti nel processo in cui Domenico Bonavota è stato condannato all'ergastolo e Antonio Ierullo a 30 anni in primo grado.