Le campane hanno suonato a lutto, ma il silenzio che ha avvolto la Piana di Gioia Tauro questa mattina è stato un grido di rispetto e gratitudine. Si sono svolti alle 11, nella chiesa matrice di Cinquefrondi, i funerali di Michele Albanese, storica firma del Quotidiano del Sud e giornalista dell’Ansa, spentosi domenica scorsa a Cosenza. Una folla composta e visibilmente commossa ha tributato l’estremo omaggio a un uomo che ha trasformato la professione giornalistica in una missione di libertà, pagando il prezzo altissimo di una vita blindata.

Un decennio all'ombra della scorta

Michele Albanese non era solo un cronista; era un simbolo. Per oltre dieci anni ha vissuto circondato dagli uomini dello Stato, una protezione resa necessaria dalle pesanti minacce delle cosche locali, irritate dalle sue inchieste puntuali e coraggiose. Eppure, nonostante la libertà vigilata, la sua scrittura non si è mai piegata. La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile in quel giornalismo di frontiera che in Calabria si scrive ancora con il sangue e con il sudore.

Le parole di Don Ciotti: «Michele, testimone di verità»

A officiare la cerimonia è stato don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, che ha voluto ricordare Michele non solo come un professionista esemplare, ma come un amico e un "testimone scomodo". "Le sue parole erano pietre contro il malaffare e balsamo per chi cercava giustizia," ha sussurrato don Ciotti durante un'omelia che è suonata come un monito per l'intera categoria e per la società civile.

Attorno alla moglie e alle figlie del giornalista si è formata una catena umana di solidarietà. In prima fila, accanto ai rappresentanti delle massime istituzioni calabresi, c'erano decine di colleghi giunti da ogni parte d'Italia, uniti nel segno di un'appartenenza che va oltre il semplice mestiere.

Un'eredità per le nuove generazioni

Le inchieste di Albanese restano ora come un archivio vivente della storia criminale e sociale della Piana. La sua capacità di leggere le dinamiche della 'ndrangheta, anticipando spesso gli scenari investigativi, ne aveva fatto un punto di riferimento per inquirenti e giovani praticanti. Con la sua dipartita, la Calabria perde una voce libera, ma la presenza massiccia di cittadini e giovani alla cerimonia odierna è il segno che il seme del suo coraggio è già germogliato.

L'uscita del feretro è stata accompagnata da un lungo applauso, un ultimo ringraziamento a chi, per amore della propria terra, ha rinunciato alla propria libertà personale per garantire a tutti quella di sapere.