Si chiude con una formula liberatoria piena il processo con rito abbreviato che vedeva coinvolto il consigliere comunale Sergio Costanzo, finito al centro di un’articolata indagine della Procura di Catanzaro su presunte irregolarità nella gestione delle case popolari. Il verdetto del GUP ha sancito l'assoluzione non solo per l'esponente politico, ma anche per gli altri coimputati: il dirigente dell’ufficio Patrimonio dell’Aterp, Domenico Albino, e i privati Teresa Mancuso e Saverio Mensica.

La sentenza ribalta completamente le aspettative dell'accusa. I pubblici ministeri, il procuratore aggiunto Giulia Pantano e il sostituto Saverio Sapia, avevano infatti sollecitato una condanna pesante per Costanzo, chiedendo una pena di sei anni di reclusione. Secondo l'impalcatura accusatoria, il consigliere avrebbe agito come "anello di congiunzione" tra le istanze dei cittadini e i dipendenti dell'ente gestore, facilitando presunti favoritismi.

L’inchiesta mirava a scardinare quello che gli inquirenti definivano un "sistema" consolidato nel mercimonio degli alloggi Aterp, ipotizzando condotte illecite nelle procedure di assegnazione e nelle sanatorie delle occupazioni.

Tuttavia, le argomentazioni della difesa hanno convinto il giudice della non sussistenza dei reati contestati, smontando l'ipotesi che la normale attività di intermediazione politica o l'assistenza ai cittadini configurassero profili di rilevanza penale. Con questo verdetto, l'operato di Costanzo e la gestione amministrativa del dirigente Albino escono riabilitati sotto il profilo giudiziario, restituendo serenità agli imputati dopo un lungo periodo di pressione mediatica e giudiziaria.