"Forse Costa vive su Marte, non a Vibo Valentia". E' quanto afferma in una nota il capogruppo del Partito democratico in Consiglio comunale Giovanni Russo in relazione alle dichiarazioni rilasciate dal sindaco Elio Costa a commento della classifica di "Italia Oggi" che relega Vibo all'ultimo posto nella qualità della vita. "Il sindaco - attacca Russo - dimostra con queste affermazioni di non conoscere le reali condizioni in cui versa oggi Vibo né tanto meno conosce le angosce dei vibonesi".




Maglia nera. Per il capogruppo del Pd è impossibile non accorgersi dello "scollamento tra il capoluogo e le sue frazioni". Russo cita una serie di problematiche irrisolte: "Vibo Marina in ginocchio di per se è sempre più penalizzata dalle iniziative prese da questa amministrazione. Basta pensare a quanto fatto nei confronti dei pontili e di altre attività. Come fa a non accorgersi delle condizioni della viabilità comunale? A tal proposito - si chiede l'esponente del Partito democratico - dove è finito il mutuo tante volte sbandierato per intervenire seriamente sulla nostra rete viabile? Forse si è preferito contrarre un mutuo per il teatro?".

La denuncia. Russo va oltre e denuncia l'uso dei servizi sociali per dare incarichi esterni e pochi servizi ai cittadini. "Fa finta il sindaco di non sapere ad esempio che i servizi sociali sono stati “utili” in questi anni solo a dare centinaia di euro in incarichi esterni e pochi servizi ai cittadini. Una città - aggiunge - con un’attività urbanistica bloccata. Ormai sono usciti dall’agenda del sindaco il PSC, il piano spiaggia". Attività urbanistica che - secondo quanto sostenuto da Russo - sarebbe bloccata "perché da una settimana non si ha la capacità di riparare una fotocopiatrice, causando ritardi sul rilascio di permessi a costruire". Russo invita poi il sindaco a scendere nei vari uffici "per comprendere il caos in cui regnano" o per strada per capire "che nessuna iniziativa ad oggi è stata presa per la valorizzazione del centro storico o dei due principali corsi della città, diventati ormai una sorta di cimitero dei negozi".