Il padre spirituale di Natuzza nominato vice parroco e il vescovo rigetta la "supplicatio"
Il nuovo incarico attribuito a padre Michele Cordiano viene visto come una sorta di "punizione". Respinta l'ultima richiesta della fondazione
Lo scontro sulle modifiche dello stati tra la fondazione “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime e il vescovo Luigi Renzo si arricchisce di un nuovo capitolo. Secondo quanto riporta oggi “Gazzetta del Sud” su decisione del presule padre Michele Cordiano è stato destinato in qualità di viceparroco alla comunità di San Nicola da Crissa. Una decisione che almeno sulla carta non è collegata allo scontro in atto ma che di fatto è strettamente legata agli ultimi eventi tra cui la ratifica dei nuovi componenti del consiglio d’amministrazione dell’ente morale, nonostante la diffida dell’ordinario diocesano.
Punizione? Padre Michele Cordiano è stato uno dei padri spirituali di Mamma Natuzza e dal 1991, anno del suo arrivo a Paravati, è un punto di riferimento preciso della moltitudine di pellegrini che giungono a Paravati. Nei giorni scorsi sulle vicende della fondazione la conferenza episcopale calabrese aveva espresso solidarietà al vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea monsignor Luigi Renzo e usato toni severi nei confronti della fondazione accusata di disobbedire “apertamente e con pubblico scandalo alle direttive canoniche del vescovo”. Una presa di posizione che alcuni soci fondatori dell’ente morale hanno a caldo detto di non comprendere “in quanto non riusciamo a capire in che cosa abbiamo disobbedito in materia di fede e di morale”.
Supplicatio respinta Intanto è di poco fa la notizia che il vescovo ha rigettato la “supplicatio”, presentata dalla fondazione. Questo il testo completo della missiva del vescovo: "In risposta alla richiesta di revoca del decreto con diffida da me emanato il 3 marzo u.s. (Prot. N. 07/18/V), di cui in oggetto, fatta pervenire a mano e per e-mail lo scorso 13 marzo, faccio rilevare che la ritengo inutile e, se vogliamo, fuorviante, considerato che l'assemblea si è comunque deliberatamente svolta, malgrado il divieto. Se la volontà di intraprendere un percorso aperto più al dialogo fosse stata sincera, tale "supplicatio" avrebbe dovuto essere presentata prima, magari sospendendo e rinviando provvisoriamente l'assemblea, ma questo non è avvenuto. A tanto induce il can. 1733, §1 del CJC". Circa poi la professata volontà "di proseguire un sereno e costruttivo dialogo circa le richieste avanzate inerenti la pastorale ed il culto" mi pare in completa contraddizione "in terminis", visto quanto affermato nel v/s Verbale n. 38 del 10 marzo u.s., dove si continua a sostenere unilateralmente che si ritiene "sufficiente regolamentare concordemente (?) i rapporti Diocesi-Fondazione" senza affatto modificare i punti dello Statuto da me richiesti, come se questi quasi due anni e mezzo di trattative non fossero serviti a nulla. Il rapporto tra Diocesi e Fondazione deve avvenire su base statutaria e successivo protocollo d'intesa per l'utilizzo della chiesa, non per semplice "Regolamento", che per sua natura riguarda la vita interna della Fondazione e non il rapporto con un ente diverso, qual è la Diocesi”
