La città di Vibo Valentia è avvilita e stretta dalla morsa del dolore e prega, intensamente, per le sorti del bambino che dovrà compiere quattro anni e che ieri sera ha dovuto ricorrere immediatamente alle cure del presidio ospedaliero “G. Jazzolino” per i gravi postumi accusati sulla scorta di un assurdo incidente avvenuto al Parco Urbano. Tutta la città è unita alla famiglia in questo momento drammatico e di forte speranza. Viene chiesto a tutti di pregare per questo straordinario bambino che lotta contro la morte.

Erano da poco trascorse le 19 quando, per cause, in via di definitivo accertamento, mentre giocava, questo stupendo bambino veniva schiacciato da un palo sul percorso dei giochi. Soccorso dal papà veniva tempestivamente trasportato all’ospedale dove ad attenderlo, nel frattempo, era stata coinvolta una equipe medica ed infermieristica, coordinata da Franco Zappia, direttore dell’unità operativa di chirurgia che in sintonia con il direttore sanitario Ilario Lazzaro e il direttore dell’unità operativa di Pronto Soccorso e Medicina d’Urgenza, Enzo Natale, provvedeva al ricovero del povero bambino sottoponendolo ad un complesso e articolato intervento chirurgico il cui esito, permetteva di superare il primo disperato impatto, strappandolo alla morte immediata.

C’è da aggiungere che nel corso del delicatissimo intervento ha superato tre arresti cardiaci. Traferito in rianimazione, intubato e stabilizzato il quadro clinico, Franco Zappia ed il direttore dell’unità operativa, Peppino Oppedisano con lo straordinario supporto dei colleghi e infermieri, valutavano la inderogabile necessità di contattare, immediatamente, l’ospedale Bambin Gesù per capire se diventava possibile trasferire il bambino in un centro multidisciplinare come l’ospedale romano.

Accertata la disponibilità del posto scattavano gli adempimenti burocratici per facilitare il soccorso aereo. Cosa che potrebbe avvenire da un momento all’altro. Il bambino dovrebbe partire alla volta di Roma con un aereo dell’Aeronautica Militare in arrivo da Pisa.

Peppe Sarlo