Rinascita, Mantella tra la "paura" di essere ucciso e il piano per l'omicidio di "Scarpuni"
Collaborare con la giustizia, soprattutto se sei un ex boss di 'ndrangheta che ha tanto da confessare, non è facile. Lo sa bene Andrea Mantella - 49 anni, di Vibo Valentia, pentito dal 2016 - che nelle tante udienze del maxi processo Rinascita Scott ha parlato anche dei timori in merito alla vendetta che i clan vibonesi avrebbero potuto consumare nei suoi confronti. "Dopo che collaborai con la giustizia - ha raccontato in videocollegamento con l'aula bunker di Lamezia - ricordo che il procuratore mi chiese se temevo qualcuno in particolare per il momento in cui si sarebbe diffusa la notizia della mia collaborazione. Risposi che gli unici erano i Bonavota, in particolare Domenico Bonavota che ha una mente diabolica". Come mai proprio loro? "Sapendo il danno che gli avrei recato, chiaramente, in un certo senso temevo che potessero mettere in atto un proposito omicidiario nei miei confronti, o nei confronti dei miei ex familiari".
"Quando deve uccidere qualcuno non ci dorme la notte".
Ad attirare l'attenzione del pm della Dda di Catanzaro Andrea Mancuso, a questo punto, è stata l'espressione "mente diabolica". "Sulla base di cosa - ha chiesto il pubblico ministero - dice che Domenico Bonavota ha una mente diabolica?". "Perché quando si mette in testa una cosa, che deve uccidere qualcuno - ha risposto Mantella - non ci dorme la notte. È una persona che sprona, sprona, sprona". Un elemento che lo stesso Mantella ha appreso in prima persona: "Lo so - evidenzia - perché ci ho vissuto personalmente. Io parlo dall’interno, non dall’esterno o per sentito dire". Ricordando che "ho un vissuto trentennale di criminalità organizzata".
Il progetto per uccidere Pantaleone Mancuso.
Il collaboratore di giustizia ha anche parlato della sua volontà di uccidere un altro boss vibonese, Pantaleone Mancuso detto "Scarpuni". "L’intenzione di eliminare Pantaleone Mancuso - spiega - era un pensiero mio, della famiglia Bonavota, di Francesco Fortuna. Siamo all’inizio del 2003 quando, se non ricordo male, 'Scarpuni' era già in carcere per la vicenda Ceravolo". Un proposito che inizialmente era soltanto suo, ma "subito dopo che finisco la semilibertà mi interfaccio con i Bonavota e anche loro volevano ammazzarlo, e così nasce il progetto omicidiario".
"Vi dovete preparare al peggio che questo rompe gli zebedei".
Per colpire il boss, in un primo momento, avevano pensato anche di uccidere le persone considerate vicine. "C’era in giro il factotum Michele Palumbo - racconta Mantella - e io, Domenico bonavota e Francesco Fortuna facevamo dei sopralluoghi per eliminarlo. Poi ci abbiamo ripensato, abbiamo detto ‘è inutile perchè tanto non conta un cacchio, noi dobbiamo eliminare Scarpuni', e quindi abbiamo messo la situazione in standby". Le cose cambiano qualche anno dopo, nel 2009, quando Mancuso esce di prigione: "Quando vado in permesso da Villa Verde a Vibo Valentia mi viene a trovare Giuseppe Barbieri, alias 'Padre Pio', e mi dà la notizia che era stato scarcerato Scarpuni. Allora gli ho detto 'vi dovete preparare al peggio che questo rompe gli zebedei'. Così è stato e abbiamo ripreso il proposito omicidiario". Poi, però, i Bonavota cambiano idea: "Trovano una specie di tregua, di accordo - spiega Mantella - e ricevo questa benedetta notizia da Salvatore Bonavota, a cui risposi che i suoi fratelli si stavano chiarendo la loro zona mentre la mia su Vibo rimaneva scoperta". Questo perchè "mi rimane la presenza scomoda di Scarpuni su un territorio dove dovevo esercitare il mio potere". "Allora - continua il pentito - faccio una manovra mia, come si fa perché o hai l’abilità o non vai da nessuna parte, e con Francesco Scrugli porto avanti il progetto". Ricordando che fino a un momento prima della collaborazione è stato sincero e leale con i Bonavota, “ma adesso devono capire che ormai mi sono pentito, non posso nascondere nulla”.
"Nella 'ndrangheta sono tutti traditori": il doppio gioco di Razionale.
Il racconto si sposta dunque nell'arco temporale che va "da dopo aprile 2010 fino al 2011". Mantella, non avendo più l'appoggio dei Bonavota, si rivolge ai Piscopisani. "Alla fine però mi sono insospettito e ho domandato a Scrugli chi sapesse di questa questione di eliminare Pantaleone Mancuso. A quel punto gli dissi 'state attenti che vi ammazzano', e purtroppo si è avverato". Questo, spiega, perché avevano informato Saverio Razionale che a sua volta "aveva avvisato sia l’Accorinti che Pantaleone Mancuso, con cui si incontravano a Mesiano, davanti a una banca dove ci sono i pioppi e un chiosco". Come mai Saverio Razionale, boss di San Gregorio, tradì i Piscopisani? "Perchè faceva il doppio gioco. Ma non potrei nemmeno definirlo un traditore, perché nella ‘ndrangheta sono tutti traditori. Non è che quello è bianco e quello è nero, io sono meglio e quello è peggio". "Quindi non è offensivo" precisa Mantella, quasi a volersi giustificare dall'aver insultato quello che ha definito più volte "un fuoriclasse, il Leonardo da Vinci della 'ndrangheta calabrese", non facendo segreto della sua ammirazione. "Certo - aggiunge - se l’avessi detto a qualcuno esterno alla ‘ndrangheta sarebbe stata un’offesa".
