'Ndrangheta, estorsione a tabaccaio nel Vibonese: boss resta ai domiciliari
Inammissibile per la Corte di Cassazione il ricorso della Procura generale di Catanzaro che puntava all'arresto in carcere per il boss Antonio Mancuso, 83 anni, di Nicotera, difeso dall'avvocato Giuseppe Di Renzo. L'imputato rimane dunque agli arresti domiciliari, per la vicenda relativa all'estorsione del tabaccaio Carmine Zappia, il coraggioso commerciante di Nicotera che ha denunciato i suoi aguzzini.
Ecco la ricostruzione dei fatti. In un primo momento, la difesa aveva lamentato che Mancuso "fosse detenuto in condizioni inumane e degradanti in ragione delle plurime patologie di cui è affetto in violazione della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo".
Il Tribunale di Catanzaro aveva rigettato l’appello ritenendo Antonio Mancuso compatibile con il regime di massimo rigore. Avverso tale provvedimento veniva proposto ricorso alla Cassazione con il quale si denunciava che il Tribunale aveva "valutato esclusivamente la possibilità di assicurare le cure all’interno della struttura penitenziaria senza valutare l’ulteriore profilo della compatibilità carceraria in ragione dei patimenti ulteriori cui era costretto il cautelato in ragione delle patologie accusate".
Sotto diverso profilo veniva dedotta l’omessa nomina di un perito che accertasse la predetta compatibilità carceraria. In ragione di ciò la Corte di Cassazione ha annullato con rinvio l’ordinanza del Tribunale di Catanzaro "imponendo un nuovo pronunciamento che tenga conto delle censure difensive (si segnala che nel frattempo, su diversa istanza difensiva, la Corte d’Appello di Catanzaro ha gradato la misura cautelare applicando gli arresti domiciliari)".
La procura non si è arresta ricorrendo ancora per Cassazione, ma l'istanza è stata dichiarata inammissibile.
