Vibo: rivolta nel Pd, mezzo partito fuori gioco
L'incontro dell'altra sera nell'aula consiliare della provincia ha alimentato nuove tensioni. Contro Censore e Mirabello esce allo scoperto anche il segretario cittadino Stefano Soriano.
Un partito senza regole chiare e definite. Il Pd continua ad essere una giungla. Tanto più su un territorio dove da tempo si protrae un conflitto tra oligarchie. Il congresso è tutt'altro che certo. Il commissariamento dietro l'angolo. Largo del Nazareno sta valutando se esistano le condizioni per celebrare un'assemblea unitaria libera e democratica.
L'assemblea "degli arroganti". In tal direzione, non si può dire che l'assemblea dell'altra sera abbia costituito un passo in avanti. Mezzo partito, tra iscritti e non iscritti, è rimasto escluso dall'incontro in grande stile organizzato da Bruno Censore nella sala consiliare della Provincia. Tante minoranze che unite ritengono di poter diventare maggioranza. Impresa impossibile visto che ci sono esponenti di primissimo piano tenuti sistematicamente alla porta.
Le reazioni. Rebus sic stantibus, se qualcuno continua a mantenere il riserbo assoluto qualche altro decidere di rompere il muro del silenzio. Nell'ennesimo week end di tensione degli ultimi mesi, se Gianluca Callipo, Francesco De Nisi, Antonio Lo Schiavo interpellano i propri riferimenti romani, a cominciare da Lorenzo Guerini e Roberto Speranza, il segretario cittadino, l'orfiniano Stefano Soriano va all'attacco di un'iniziativa alla quale non ha partecipato, pur avendo ricevuto a differenza d'altri l'invito, perché “esemplificativa di una gestione arrogante del Partito democratico”.
Le accuse.”Si può anche avere la maggioranza e vincere il congresso – spiega – senza dar vita a prove muscolari finalizzate ad escludere piuttosto che ad aggregare”. Strali indirizzati, in primis, a Bruno Censore e Michelangelo Mirabello, promotori di una prova di forza con il chiaro obiettivo di cancellare un periodo “horribilis” contraddistinto dalle polemiche sui circoli mai aperti e sul tesseramento gonfiato. Dunque, non un momento di condivisione sul percorso dell'unità, ma un modo per alimentare il dissenso interno e scavare un solco sempre più profondo tra le correnti. Pur risentito, Soriano ( messo in discussione dopo le amministrative) non spara nel mucchio. “Ho apprezzato - precisa - le parole di Enzo Insardà. Contro di lui non ho davvero nulla. Ma davvero meritava un altro tipo di investitura”. Tante le recriminazioni per un “tavolo di confronto” mai partito. Un tavolo in cui si discutesse “di metodo oltre che di numeri”.
