Un sistema giudiziario che viaggia a velocità ridotta non per mancanza di volontà, ma per un’oggettiva carenza di uomini e mezzi. È questo il quadro a tinte fosche delineato da Concettina Epifanio, presidente della Corte d'Appello di Catanzaro, durante la cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario. Il cuore del problema è la cronica inadeguatezza delle piante organiche, giudicate "sottodimensionate" rispetto a una mole di lavoro che non accenna a diminuire.

L'assedio della criminalità e il turnover

Secondo la presidente, la carenza di toghe è resa ancora più critica dall'elevato turnover: i posti restano scoperti per troppo tempo, impedendo quella continuità necessaria per gestire processi complessi. Questo fenomeno appare "esiziale" in un distretto dove la 'ndrangheta esercita una pressione costante e pervasiva, arrivando a coinvolgere anche le fasce minorili. Per la Epifanio, contrastare la criminalità organizzata più potente al mondo richiede un "impegno straordinario" che si scontra duramente con la realtà degli uffici vuoti.

I casi limite: Vibo Valentia e Crotone

L'analisi si è poi spostata sui singoli tribunali, evidenziando situazioni di estrema fragilità: a Vibo Valentia, con soli 18 giudici in organico (e non tutti presenti), il tribunale ha dovuto sostenere il peso mastodontico di Rinascita Scott, il più grande maxiprocesso di mafia mai celebrato nella regione. A Crotone, poi, c'è una situazione speculare a quella vibonese, con un numero ridottissimo di magistrati che, nonostante le gravi scoperture, negli ultimi due anni sono riusciti a concludere diversi processi contro la criminalità organizzata.

L'anomalia di Catanzaro

Particolarmente preoccupante è la situazione del Tribunale distrettuale di Catanzaro. La presidente Epifanio ha denunciato una "sproporzione anomala" tra chi accusa e chi deve giudicare: a fronte di 80 pubblici ministeri operativi nel distretto, il Tribunale di Catanzaro può contare solo su 54 giudici.

"È un’inadeguatezza oggettiva", ha ribadito la presidente, chiedendo con forza un ampliamento degli organici per evitare che il carico di affari penali travolga definitivamente gli uffici. Senza un intervento strutturale sui numeri, la sfida alla criminalità rischia di restare monca, schiacciata tra la potenza delle organizzazioni criminali e l'esiguità delle risorse dello Stato.