Una struttura criminale "ibrida": arcaica nei legami di sangue e nelle radici territoriali, ma modernissima negli strumenti e nelle strategie di mercato. È il ritratto della 'ndrina Maiolo di Acquaro emerso dall'ultima inchiesta della Dda di Catanzaro, che all'alba di oggi ha portato all'esecuzione di 15 misure cautelari (12 in carcere, una ai domiciliari e due obblighi di dimora) eseguite dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza e dello S.C.I.C.O.

La tecnologia al servizio del narcotraffico

Il vero salto di qualità della cosca vibonese, come sottolineato dal Procuratore Capo Salvatore Curcio, risiede nell'uso massiccio di tecnologie di criptografia. Gli indagati gestivano i traffici attraverso smartphone schermati e applicazioni di messaggistica ritenute inattaccabili, trasformando i telefoni in veri e propri centri di comando virtuali. Un muro digitale che gli specialisti del G.I.C.O. sono riusciti a sgretolare, decifrando una mole impressionante di comunicazioni che documentano la gestione di 750 chili di marijuana e 11 chili di cocaina.

L'hub logistico: dalla Calabria al resto d'Italia

Il cuore decisionale batteva nel Vibonese, ma il braccio operativo si estendeva lungo tutta la penisola. L'organizzazione non si limitava a spedire la droga, ma aveva allestito dei veri e propri centri di stoccaggio e smistamento in regioni chiave come Piemonte, Lazio e Abruzzo.

Da questi "hub", i carichi venivano distribuiti capillarmente sul territorio nazionale grazie a una flotta di corrieri fidati. Un business dal valore stimato di oltre 10 milioni di euro, che alimentava direttamente le casse della cosca Maiolo, confermando come il narcotraffico resti il polmone finanziario principale per la sopravvivenza e l'espansione dei clan.

Il metodo "Follow the Money"

L'operazione non si è fermata agli arresti. Seguendo il collaudato schema investigativo del "segui il denaro", le Fiamme Gialle hanno impiegato unità cinofile specializzate, tra cui i cosiddetti "cash dog", addestrati a fiutare valuta nascosta. Gli accertamenti patrimoniali sono tuttora in corso per colpire il cuore economico del sodalizio e recidere i legami tra i proventi della droga e le attività di riciclaggio.

L'inchiesta restituisce l'immagine di una 'ndrangheta che, pur partendo dal piccolo comune di Acquaro e legandosi alla storica "locale di Ariola", è stata capace di evolversi in un'impresa criminale nazionale, pronta a sfidare le autorità sul terreno della tecnologia e della logistica avanzata.

L'elenco degli indagati

L'ordinanza, che ha visto l'impiego di unità cinofile e "cash dog" per scovare i proventi illeciti, colpisce figure radicate nel Vibonese ma residenti in tutta Italia:

In Carcere:

  • Angelo Maiolo, 42 anni, di Acquaro (domiciliato a Montesilvano);
  • Francesco Maiolo, 43 anni, di Acquaro (residente a Brandizzo, TO);
  • Antonio Maiolo, 34 anni, di Stefanaconi;
  • Giovanni Maiolo, 36 anni, di Acquaro (residente a Montesilvano);
  • Carlo Maiolo, 55 anni, originario di Acquaro (residente a Montesilvano);
  • Nicola Antonio Papaleo, 67 anni, di Monasterace;
  • Ciro Trezzi, 44 anni, di Montesilvano;
  • Francesco Carè, 52 anni, di Fabrizia;
  • Gaetano Montera, 29 anni, di Acquaro;
  • Domenico Fusca, 45 anni, di Dasà;
  • Stefano Terremoto, 47 anni, di Torino;
  • Pietro Parisi, 46 anni, di Siderno (residente ad Alghero).

Arresti Domiciliari: 

  • Domenico Fortuna, 44 anni, di Stefanaconi (domiciliato a Siniscola, NU).

Obbligo di dimora: 

  • Gianni Bellò, 80 anni, di Garbagna (AL); 
  • Dritan Mici, 52 anni, albanese residente a San Salvo (CH).

Indagato a piede libero: 

  • Francesco Zoccoli, 54 anni, di Bianco (RC).