Tentato omicidio Torcasio a Lamezia, la Dda chiede il rinvio a giudizio per mandanti ed esecutori
Un omicidio sfumato, che si inserisce nella terza guerra di mafia, pianificato per vendicare l'uccisione del capocosca Francesco Giampà
di GABRIELLA PASSARIELLO
In sei avrebbero tentato di vendicare l’uccisione del fratello del capocosca Francesco Giampà, detto “Professore”, pianificando l’omicidio di un esponente della cosca avversaria, quello di Vincenzo Torcasio, ricoprendo il ruolo di mandanti ed esecutori di un agguato in cui però la vittima riuscì miracolosamente a salvarsi. Il sostituto procuratore della Dda di Catanzaro Elio Romano ha chiesto il rinvio a giudizio a carico di Francesco Giampà, inteso “Professore”; Vincenzo Bonaddio inteso “nca-nca”, Aldo Notarianni, detto Alduzzo, Vincenzo Giampà, 47 anni, detto “Enzo” Pasquale Giampà, 53 anni e Domenico Giampà, 36 anni.
La terza guerra di mafia. Un agguato che si inserisce nell’ambito della scissione del clan Giampà con quello dei Cerra - Torcasio avvenuta dopo la sentenza “Primi Passi” e che portò alla terza guerra di mafia a Lamezia, con l’uccisione prima di Pasquale Giampà, detto “Buccaccio”, avvenuta il 22 agosto 2001 e poi di Vincenzo Giampà , detto “u monaco”, datata 6 luglio 2002, entrambi fratelli del boss storico Francesco Giampà, già capo della locale di Nicastro sin dal 1992.
Mandanti ed esecutori. Secondo le ipotesi accusatorie il boss Francesco Giampà, e gli esponenti della cosca Vincenzo Bonaddio, Aldo Notarianni e Pasquale Giampà, avrebbero deliberato l’uccisione immediata dell’esponente della cosca avversa Vincenzo Torcasio come risposta all’omicidio di Vincenzo Giampà. Delitto che andava eseguito proprio mentre erano in corso i funerali di Vincenzo Giampà, l’8 luglio 2002, ricoprendo il ruolo di mandanti e organizzatori dell’azione omicidiaria. E la scelta della vittima non fu casuale, non solo per via il cognome, ma anche perché facilmente reperibile sul luogo di lavoro. Era notorio, infatti, che Torcasio effettuava la guardiania nell’azienda agricola d’Ippolito sita in località Carrà-Cosentino di Nicastro. Aldo Notariani e Vincenzo Giampà, avrebbero ricoperto anche il ruolo di esecutori materiali del delitto. Secondo le ipotesi di accusa, fu proprio Notarianni ad esplodere all’indirizzo di Vincenzo Torcasio detto “carrà” plurimi colpi di arma da fuoco con un revolver calibro 38, colpendo la vittima al torace. Vincenzo Giampà, detto “Enzo”, avrebbe guidato il motociclo Typhoon, utilizzato per l’agguato, trasportando il killer Aldo Notarianni sul luogo del delitto, provvedendo poi ad accompagnarlo lontano dalla scena del crimine. Domenico Giampà, 36 anni, invece, avrebbe partecipato all’agguato, fornendo ai killer, su ordine dei mandanti, il motociclo Typhoon di sua proprietà per compiere il delitto, motociclo di cui sarebbe stata occultata solo la targa per poi essere restituito allo stesso Giampà dopo l’agguato. Un omicidio sfumato: Vincenzo Torcasio dopo essere stato operato d’urgenza, sopravvisse miracolosamente all’agguato. Fatto, secondo la Dda, aggravato dall’essere stato commesso con premeditazione e per motivi abietti, mediante le modalità tipiche degli omicidi di stampo ‘ndranghetistico e al fine di agevolare la cosca Giampà: in particolare per avere agito per vendicare l’uccisione del fratello del capocosca Francesco Giampà. Adesso la parola passa al gup del Tribunale di Catanzaro, che una volta fissata l’udienza preliminare, nel contraddittorio tra accusa e difesa, dovrà decidere se accogliere o meno la richiesta della Procura distrettuale.
