Un difetto di notifica ai difensori dell'imputato Pantaleone Mancuso, detto "l'Ingegnere", attualmente irreperibile, ha determinato il rinvio del processo 

di GIUSEPPE BAGLIVO

Rinviato al 25 gennaio prossimo il processo approdato dinanzi alla Corte d’Appello di Catanzaro e nato dalla storica operazione antimafia denominata “Genesi”, coordinata dall’allora pm della Dda Luciano D’Agostino, scattata nell’agosto del 2000 contro boss e gregari dei clan ancuso di Limbadi, Galati e Prostamo di Mileto, Soriano di Filandari, Morfei di Dinami. Un difetto di notifica ai difensori dell'imputato Pantaleone Mancuso, detto "l'Ingegnere", attualmente irreperibile, ha determinato il rinvio del processo al prossimo anno. Ben 42 gli imputati in primo grado dinanzi al Tribunale di Vibo Valentia per un dibattimento durato quasi 10 anni e che ha registrato il cambio di diversi Collegi giudicanti per poi arrivare ad una sentenza con pene per complessivi 86 anni di carcere a fronte di una richiesta di condanna formulata in aula dagli allora pm della Dda di Catanzaro, Giuseppe Borrelli e Simona Rossi, pari a 379 anni di reclusione. Solo 11 le condanne e ben 31 le assoluzioni, neppure appellate dalla Procura distrettuale di Catanzaro e divenute così definitive.

BOSS-GIOVANNI-MANCUSO
Giovanni Mancuso
Diego Mancuso
Diego Mancuso
Gli imputati per i quali il processo di secondo grado si aprirà il 25 gennaio prossimo, salvo ulteriori difetti di notifica, sono: i fratelli Diego Mancuso (per il quale la Dda in primo grado aveva chiesto 26 anni di reclusione), Francesco Mancuso, alias “Tabacco”, Pantaleone Mancuso detto “l’Ingegnere”, lo zio Giovanni Mancuso, tutti di Limbadi, e Giuseppe Santaguida, di Sant’Onofrio. In primo grado sono stati tutti condannati a 6 anni di reclusione per il reato di associazione mafiosa. Gli altri imputati sono: Nazzareno Prostamo, di San Giovanni di Mileto (condannato a 14 anni in primo grado), Nicola Zungri, di Rosarno (Rc) condannato a 9 anni; Pasquale Pititto, di San Giovanni di Mileto (8 anni); Mauro Campisi, di Monsoreto di Dinami (7 anni); Rocco Angiolini, di Dinami (9 anni in primo grado).
Francesco Mancuso
Francesco Mancuso
Pantaleone Mancuso Ingegnere--
Pantaleone Mancuso
Nel corso del processo di primo grado sono stati ascoltati quasi 40 collaboratori di giustizia provenienti da tutta la Calabria, ma anche camorristi e appartenenti alla Sacra Corona Unita pugliese. Tutti concordi nel delineare il potere del clan Mancuso, ma soprattutto la “genesi” della loro influenza nel panorama ‘ndranghetistico. L’operazione “Genesi” è frutto della riunione di due inchieste: “Alba”, condotta dalla Dda di Catanzaro, e “Metropolis” condotta inizialmente dalla Procura ordinaria di Vibo Valentia e poi trasmessa per competenza territoriale alla Dda di Catanzaro dall’allora presidente del Tribunale di Vibo Valentia, Giuseppe Vitale che, nel corso del processo “Metropolis”, ha emesso nel 1999 un’ordinanza di 139 pagine per spiegare l’emergere in dibattimento di un’associazione mafiosa collegata ai clan Mancuso di Limbadi, Pesce di Rosarno e Piromalli di Gioia Tauro.
nazzareno-prostamo
Nazzareno Prostamo
Alla fine del processo “Genesi”, il Tribunale collegiale di Vibo Valentia presieduto da Antonino Di Marco, (giudici a latere Alessandro Piscitelli e Manuela Gallo) ha però assolto 31 imputati con una sentenza di 130 pagine in cui oltre 10 collaboratori che hanno deposto in aula non sono stati affatto citati nelle motivazioni.

Le originarie richieste dell’accusa. I pm Giuseppe Borrelli e Simona Rossi avevano in primo grado chiesto dure condanne per un totale di 379 anni di carcere.

Giuseppe Mancuso
Giuseppe Mancuso
Luigi Mancuso
Luigi Mancuso
In particolare, a fronte di una richiesta di pena di 27 anni ciascuno chiesti dalla Dda per i boss Luigi e Giuseppe Mancuso di Limbadi, il Tribunale di Vibo ha dichiarato nei loro confronti “il non doversi procedere” in quanto ha ritenuto che i due imputati fossero stati già condannati per gli stessi reati dalla Corte d’Assise di Palmi nel processo “Tirreno”. Assolti in primo grado per "ne bis in idem" anche gli imputati Michele Iannello (divenuto collaboratore di giustizia), Antonio Albanese, Vincenzo Barbusca, Antonio Fazzari, Alessandro Morfei, Fortunato Nardi, Francesco Nesci, Domenico Oppedisano, Giuseppe Oppedisano.

Tribunale Vibo Valentia

Assolti poi (con sentenza divenuta definitiva per mancanza di proposizione di appello da parte della Dda) i rimanenti imputati, ovvero: Antonio Colacchio, Andrea Currà, Roberto Cuturello, Salvatore Cuturello, Antonino De Vito, Francesco Elia, Gaetano Galati, Ottavio Galati, Pantaleone Mancuso, detto “Scarpuni”, Pantaleone Mancuso, detto “Vetrinetta”, Salvatore Mancuso, Michele Silvano Mazzeo, Francesco Mesiano, Roberto Piccolo, Salvatore Pititto, Antonio Prenestì, Raffaele Reggio, Domenico Soriano, Francesco Soriano, Gaetano Soriano, Leone Soriano.

Associazione mafiosa, traffico di stupefacenti, usura, estorsioni, rapine, detenzione di armi i reati, a vario titolo, contestati.

Impegnati nel collegio di difesa gli avvocati Antonio Porcelli, Francesco Stilo, Giuseppe Di Renzo, Francesco Sabatino e Mario Bagnato.