Omicidi a Mileto, la Dda chiude l'inchiesta sulla faida: nove indagati
Sono in nove che rischiano il processo per gli omicidi di Giuseppe Mesiano e Antonio Angelo Corigliano, avvenuti tra luglio e agosto di cinque anni fa, l'uno in risposta dell'altro. Degli episodi che hanno insanguinato la città di Mileto. Per come ampiamente riportato da "il Quotidiano del Sud" di oggi, per la Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro l'inchiesta è chiusa con la notifica dell'avviso di conclusione delle indagini non solo ai cinque che erano stati già raggiunti da cinque ordinanze di custodia cautelare, ma anche ad altri quattro (tutti di Mileto) finiti nell'inchiesta "Miletos".
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Gli indagati. Questi i destinatari della notifica di conclusione indagini: Giuseppe Corigliano (80 anni), Vincenzo Corso (45 anni), Gaetano Elia (51 anni), Domenico Iannello (41 anni), Rocco Iannello (43 anni), Francesco Mesiano (45 anni), Salvatore Pititto (50 anni), Pasquale Pititto (50 anni) e Giuseppe Ventrice (41 anni).
L'inchiesta. Francesco Mesiano, sempre per come riporta il "Quotidiano del Sud", deve rispondere di estorsione, in quanto, unitamente a Giuseppe Mesiano (poi assassinato), nel prospettare a Giuseppe Antonio Corigliano il danneggiamento o l'incendio del supermercato a Santa Domenica di Ricadi, avrebbe costretto quest'ultimo a pagare a titolo di tangente per la mancata vendita del pane da parte del panificio “F.lli Mesiano" e quale condizione per il sereno svolgimento della propria attività, una somma imprecisata di denaro. Sempre Mesiano, ma con Rocco Iannello, sono accusati, il primo in qualità di mandante, il secondo quale esecutore, di aver dato fuoco al portone dell'abitazione della famiglia Corigliano la quale si era opposta alle richieste estorsive. Giuseppe Corigliano è poi accusato di omicidio commesso in concorso con il defunto figlio Angelo Antonio ai danni di Giuseppe Mesiano, avvenuto la sera del 17 luglio del 2013 a Mileto. Un delitto ritenuto premeditato in quanto fu in risposta all'incendio del portone. Giuseppe Ventrice e Gaetano Elia, sono chiamati a rispondere di favoreggiamento personale poiché, dopo l'uccisione di Mesiano, avrebbero aiutato gli autori del fatto ad eludere le investigazioni, asportando le registrazioni contenute nel Dvr dell'impianto di videosorveglianza ubicato presso l'esercizio commerciale sito a Mileto.
La rappresaglia. All'uccisione di Mesiano seguì, per rappresaglia, quella di Angelo Antonio Corigliano, avvenuto il 19 agosto successivo, e per la quale sono accusati Vincenzo Corso, Gaetano Elina, Domenico Iannello, Francesco Mesiano, Salvatore e Pasquale Pititto nonché Giuseppe Ventrice: Mesiano in qualità di mandante, Pasquale Pititto quale organizzatore delle fasi preliminari ed esecutive delle azioni di fuoco, Salvatore Pititto e Iannello, quali esecutori materiali; Corso, quale braccio destro di Mesiano e referente del sodalizio Prostamo-Pititto, sarebbe stato incaricato di presidiare i luoghi prescelti per la consumazione dell'agguato nonché di monitorare la vittima. L'omicidio di Corigliano avvenne su corso Vittorio Emanuele III, sempre a Mileto, nei pressi del bar “Blue moon” dove la vittima, che si trovava in auto, fu attinta dai colpi di pistola alla testa e all'addome. Tutti i reati, ad eccezione del favoreggiamento, sono aggravati dalle modalità mafiose.
