Sono state pubblicate le motivazioni dello scioglimento per infiltrazioni mafiose dell’Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia, decretato il 30 settembre scorso su proposta del prefetto Paolo Giovanni Grieco in base alle risultanze della Commissione d’accesso, insediatasi a novembre 2023.

"Condizionamento degli organi gestionali e direttivi dell'Asp, gestione del personale, incarichi professionali, gestione del patrimonio immobiliare, lavori pubblici.  E ancora: reticenza dei vertici aziendali, forniture di beni e servizi, prestazioni sanitarie convenzionate": nella relazione del ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, emerge un annoso e profondo condizionamento della criminalità organizzata nella gestione dell’Asp, attualmente guidato da una commissione straordinaria guidata dall’ex prefetto Vincenzo Piscitelli.

Ecco il testo integrale della relazione del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi

Nell'ambito delle attività di monitoraggio sulla funzionalità e la gestione amministrativa degli enti locali della Provincia di  Vibo Valentia, sono  stati  acquisiti  dalle  forze  di  polizia  elementi informativi e risultanze di indagini dai quali sono  emersi  presunti fenomeni di condizionamento degli organi gestionali e direttivi della locale azienda sanitaria provinciale.

 Pertanto, al fine di verificare  la  sussistenza  dei  suddetti condizionamenti da parte della criminalità organizzata il prefetto di Vibo Valentia, con decreto del 15 novembre 2023,  successivamente prorogato, ha disposto l'accesso ispettivo ai sensi  degli  articoli 143 e 146 del decreto legislativo 18 agosto 2000,  n.  267,  per gli accertamenti di rito.

Al termine dell'attività  ispettiva  la  commissione  incaricata dell'accesso ha depositato le proprie conclusioni, sulla scorta delle quali il prefetto,  sentito  nella  seduta  del  26  giugno  2024  il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza  pubblica  integrato con la  partecipazione  del  Procuratore  della  Repubblica  di  Vibo Valentia e del Procuratore distrettuale antimafia f.f. di  Catanzaro, consesso  che  si  è  espresso  all'unanimità  sulla  proposta  di scioglimento dell'ente, ha trasmesso l'allegata relazione in  data  4luglio 2024. In detta relazione,  che  costituisce parte integrante della  presente proposta, viene dato atto della sussistenza  di concreti, univoci e rilevanti elementi su forme di condizionamento ed ingerenza della criminalità organizzata di tipo mafioso nei confronti dei vertici dell'Azienda sanitaria provinciale di  Vibo Valentia, richiesti dal decreto legislativo  n.  267/2000   per l'adozione del provvedimento di cui all'art. 143 del citato TUOEL.  

 Al riguardo è opportuno evidenziare che nel mese di giugno  2023 il commissario straordinario allora preposto al vertice  dell'azienda veniva sostituito in  quanto coinvolto in un'indagine  giudiziaria riferita a fatti antecedenti al periodo di svolgimento  dell'incarico di direzione dell'ASP e, al  suo  posto,  veniva nominato un altro commissario attualmente in carica. Il bacino di utenza della suddetta azienda sanitaria si estende a tutto il territorio provinciale di cui fanno parte cinquanta comuni con una popolazione di circa 150.000 abitanti.

La  relazione prefettizia precisa che l'Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia, sin dalla costituzione avvenuta nell'anno 2007, è stata oggetto di interferenze da parte delle locali cosche mafiose, tali che con  decreto del Presidente della Repubblica del 23 dicembre 2010 sono state accertate le condizioni per procedere allo scioglimento ai sensi dell'art. 143  del decreto legislativo  n.  267/2000 per condizionamenti da parte della criminalità organizzata che, di fatto, ne controllava gli appalti  e le pubbliche forniture e risultava «essere in rapporto di relazione diretta e/o indiretta con il personale dipendente dell'Asp».

Le ingerenze della criminalità organizzata e i tentativi di condizionare la vita amministrativa dell'ente sanitario sono proseguiti anche negli anni successivi, come viene confermato dagli esiti di diverse inchieste giudiziarie, richiamate dal prefetto di Vibo Valentia il quale evidenzia che le stesse hanno reso palese come l'Azienda sanitaria di Vibo Valentia, sia per l'importanza delle risorse che gestisce che per la natura dei servizi resi, rappresenta un terreno di conquista e  di occupazione da parte delle locali consorterie criminali. Le  risultanze della recente operazione di polizia denominata  Maestrale-Carthago  hanno posto in rilievo le ingerenze riconducibili alle locali consorterie, tese a condizionare il personale amministrativo e medico  dell'azienda sanitaria, parte del quale risulta avere legami diretti o indiretti con i diversi clan 'ndranghetisti  del territorio, oltre ad essere coinvolto in procedimenti giudiziari.

Nella relazione prefettizia viene posto in rilievo un contesto territoriale fortemente condizionato dalla  criminalità  organizzata ove sono state riscontrate palesi criticità in tutte le articolazioni dell'azienda sanitaria, con particolare riferimento alla gestione  del  personale, agli incarichi professionali, alla gestione del patrimonio immobiliare, ai lavori pubblici, alle forniture di beni e servizi, alle prestazioni sanitarie convenzionate.

In  merito  all'attività  della  commissione  di  indagine, il prefetto di Vibo Valentia ha, innanzitutto, stigmatizzato  la  scarsa collaborazione prestata dalla struttura dirigenziale  dell'azienda sanitaria  nel  fornire  la  documentazione   richiesta   dall'organo ispettivo, tanto da affermare «non tutta la documentazione  richiesta (...) è stata consegnata nei tempi  stabiliti»,  circostanza  questa che «già di  per sé  deve ritenersi sintomatica di una grave criticità», non fosse altro di  natura  organizzativa  evidenziando, altresì, «l'assoluta gravità del  fatto», pur in presenza di obblighi informativi nascenti  da richieste provenienti  da una commissione di indagine nominata ai sensi degli articoli 143 e 146 del decreto legislativo n. 267/2000.

Inoltre, viene rimarcato che «la commissione  ha avuto modo di constatare una situazione di grave disordine, e caos, rilevando, ad esempio(...), una gestione organizzativa del personale che è apparsa inequivocabilmente fuori controllo».

 A ciò si aggiunge che la disamina della pur parziale documentazione esibita - in forma del  tutto  disordinata  -  nonché l'impossibilità di eseguire le dovute  e programmate verifiche di taluni aspetti gestionali, in considerazione proprio della carenza o - addirittura - della mancata esibizione della relativa documentazione, hanno permesso di accertare e  confermare ulteriormente le  carenze organizzative e gestionali che hanno caratterizzato e caratterizzano tuttora l'Azienda sanitaria  di  Vibo Valentia, condizione  che  oggettivamente  contribuisce  non  poco  a favorire gli interessi della criminalità organizzata.

 Gli esiti  ispettivi hanno consentito di riscontrare diversi contatti tra le varie articolazioni dell'ASP ed elementi della criminalità organizzata, rapporti che  complessivamente  considerati depongono per l'esistenza di un  condizionamento dell'ente nel suo complesso, che si rileva in modo particolare  nel  controllo  delle procedure seguite per gli affidamenti di commesse pubbliche concretizzatesi «nel favorire società e professionisti di  fatto contigui alle locali cosche di 'ndrangheta». A conferma di ciò viene riferita una notevole carenza dei controlli  antimafia  laddove  si evidenzia che l'azienda sanitaria nelle deliberazioni  relative  agli incarichi professionali o  alle  assegnazioni  di  lavori  ha  spesso omesso i riferimenti alle predette verifiche  preventive,  risultando infatti che su ottantadue delibere oggetto di  attenzione da parte della commissione di indagine soltanto in sette risultano  riportati, e dunque effettuati, i prescritti controlli. Di fatto, l'azione ispettiva ha  fatto  emergere  l'esistenza di rapporti economici con numerose ditte attinte, sia precedentemente che successivamente al rapporto con l'azienda sanitaria,  da informazioni antimafia interdittive, oltreché con  soggetti  privati che hanno collegamenti diretti o indiretti con «i maggiorenti»  delle varie cosche mafiose presenti nella Provincia di Vibo Valentia.  A riprova di ciò, l'organo ispettivo ha riportato un elenco  di  oltre sessanta fornitori aventi rapporti familiari o di frequentazioni  con soggetti controindicati.

Tra gli affidamenti diretti a fornitori, la relazione prefettizia ha posto in evidenza, a titolo esemplificativo  alcune  procedure  di assegnazioni, che presentano anomalie e criticità  nel  procedimento di selezione, disposte in favore di diversi soggetti economici i  cui amministratori hanno profonde cointeressenze familiari con esponenti sodali e intranei alla locale criminalità organizzata;   nello specifico viene fatto riferimento a una società  beneficiaria  di oltre quaranta  affidamenti  - ventidue dei quali in somma urgenza/affidamento diretto - destinataria di informazioni interdittive  antimafia i cui  effetti ostativi  sono stati successivamente superati per l'ammissione della stessa al controllo giudiziario.

Nei fatti, è risultato che la predetta ditta, tra i mesi di gennaio e  febbraio  2019,  è  stata destinataria di numerosi provvedimenti con i quali l'ASP ha liquidato diversi  affidamenti  di «somma urgenza» quasi tutti relativi all'anno precedente e  con  ciò facendo concentrare i  pagamenti nel breve periodo necessario al perfezionamento dell'iter amministrativo preannunciante l'ostatività antimafia poi effettivamente adottata nel marzo 2019.

A questo proposito, il prefetto di Vibo Valentia sottolinea  che un «numero così elevato di affidamenti diretti  -  tra  l'altro  nei confronti di un'impresa di fiducia dell'ASP che sarà oggetto di interdittive - rende evidente come  l'eccezione  (la  somma  urgenza) diviene la  regola  con ogni evidente conseguenza in termini di elusione della normativa vigente».

Procedure che hanno evidenziato analoghi vizi e irregolarità si sono risolte con l'assegnazione di lavori o servizi pubblici in favore di numerose ditte che hanno intrattenuto, talvolta per anni, rapporti economici  con l'azienda sanitaria, benchè siano  state oggetto di interdittive prefettizie.  

Vengono, inoltre, segnalati i numerosi  affidamenti disposti  in favore di alcune ditte inserite nell'elenco dei fornitori  dell'ente, tutte di fatto riconducibili allo stesso nucleo familiare, avente stretti rapporti e frequentazioni con ambienti controindicati.

La  relazione  prefettizia, nel precisare che i rapporti commerciali tra il predetto nucleo familiare e  la  ASP,  consolidati nel tempo, sussistono ininterrottamente dal 2014, pone in rilievo che a favore di  una  delle  menzionate  ditte,  che  ha  avuto  numerose assegnazioni - come si rileva tra l'altro dalle delibere  emesse  tra gli anni 2018/2021 - sono state liquidate diverse fatture, i cui atti riportano la seguente dicitura, «(...) per la liquidazione  di  varie fatture relative  a  varie  richieste  di  intervento  che  rivestono carattere d'urgenza e qualsiasi  acquisto, anche il più insignificante, diventa improcrastinabile per non  creare  disagi  ed ulteriori sofferenze agli utenti (...)», ciò a testimonianza, anche in questo caso, della ricorrente prassi dell'affidamento  diretto  in somma urgenza sulla base di  generiche  argomentazioni e quindi  in carenza dei presupposti richiesti dalla normativa di settore.  

Ulteriore  significativa  criticità  riportata  nella  relazione prefettizia è quella relativa al «servizio di  refezione»,  peraltro già attenzionato durante la  precedente  procedura  di  scioglimento dell'ente del dicembre 2010, nella quale emersero  utili  riferimenti sulle infiltrazioni della criminalità' organizzata  in  tale  settore molto remunerativo. Venne infatti accertato, in quell'occasione,  che la ditta appaltatrice aveva  assunto  personale  riconducibile  a  un locale clan mafioso, per cui l'azienda sanitaria, per porre rimedio a tale situazione, aveva deciso di  inserire  due  importanti  clausole nelle future stipule di contratti per l'affidamento del  servizio  in questione,  tra  cui  quella  concernente  il   protocollo   d'intesa ratificato tra l'azienda sanitaria e la Prefettura di  Vibo  Valentia con il quale, in particolate, si prevedeva la  facoltà  dell'ASP  di richiedere «la  sostituzione  di  persone  non  gradite  che,  a  suo insindacabile giudizio, risultassero inidonee ...», inottemperanza da cui può derivare anche la risoluzione del contratto.

A questo riguardo, gli esiti ispettivi non hanno  fatto  emergere alcun atto posto in essere dall'azienda sanitaria teso ad allontanare qualsivoglia dipendente benché risultino tuttora assunti e operativi alcuni soggetti legati a uno dei locali  clan  di  'ndrangheta,  come peraltro confermato dagli esiti della predetta operazione di  polizia giudiziaria.

Le risultanze di altre operazioni di  polizia  giudiziaria  hanno consentito  di  provare  pericolose  ingerenze criminali  anche in occasione dei lavori di ristrutturazione di un presidio  ospedaliero, allorquando,  dalle risultanze intercettive  emerge financo il coinvolgimento di un «dirigente dell'ospedale» che avrebbe fornito il proprio contribuito ad una vicenda estorsiva che  vede  coinvolte  le consorterie criminali del vibonese.

Il prefetto segnala, poi, la  perdurante  inapplicabilità  della regola dell'evidenza pubblica nell'attività'  contrattuale  da  parte della struttura  dirigenziale,  facendo  riferimento  ad  acquisti  e forniture di beni e servizi posti in essere a mezzo di  reiterate  ed irrituali proroghe tecniche  e  rinnovi  contrattuali  «a  favore  di soggetti economici per i quali sono emersi significativi e  specifici pregiudizi penali,  nonché evidenti  elementi  di  contiguità  con esponenti della criminalità organizzata, come nel caso  dell'appalto connesso al servizio di pulizia e sanificazione in tutte le strutture ove hanno sede gli uffici dell'Azienda sanitaria provinciale di  Vibo Valentia».

La relazione prefettizia ha posto in evidenza anche una procedura selettiva posta in essere dall'azienda sanitaria per l'assunzione  di personale medico,  rilevando,  al  riguardo,  come  le  irregolarità segnalate sulla  vicenda  siano  esemplificative  della  mala  gestio amministrativa riscontrata dalle indagini svolte  presso  gli  uffici della ASP, oltreché  della  permeabilità  dell'ente  alle  illecite istanze della criminalità organizzata come  si  rileva  anche  dagli atti dell'inchiesta Maestrale-Carthago.  Le verifiche disposte dalla commissione di indagine con  riguardo agli  immobili  di  proprietà  o  gestiti  dall'ASP  e  ai  relativi contratti di locazione hanno rivelato mancati introiti e  consistenti liquidazioni di fondi pubblici, in  entrambi  i  casi  in  favore  di soggetti notoriamente vicini al contesto criminale della Provincia di Vibo  Valentia  e  hanno  messo  in  risalto  molteplici  disfunzioni organizzative e responsabilità contabili attribuibili  ai  dirigenti dell'ente che si  sono  avvicendati  negli anni in quel servizio.

Infatti, dalle  attività  istruttorie  delegate  dalla  magistratura contabile, è emerso  un  danno  erariale  per  oltre  545.000  euro, derivante dal mancato introito di somme di denaro per l'ente, essendo stato riscontrato il versamento  di  canoni  di  locazione  sotto  la soglia minima determinata dall'Agenzia delle entrate o,  addirittura, la mancata dazione dei canoni stessi.

Risulta, inoltre, con riferimento, invece, ai fitti passivi,  che l'ASP di  Vibo  Valentia  ha  nel  tempo  sottoscritto  contratti  di locazione relativi ad immobili destinati ad uffici o laboratori senza attenersi ai valori  di  mercato  con  un  ulteriore  danno  erariale quantificato in oltre 506.000 euro.  Irregolarità in  parte  analoghe  che  attestano  in  ogni  caso l'esistenza di  elementi  sintomatici  comprovanti  la  capacità  di ingerenza  della  criminalità  organizzata  sono,  altresì',  emersi dall'analisi della procedura concernente la  concessione  dei  locali che ospitano il bar posto all'interno di un nosocomio; a tal riguardo la  relazione  della  commissione  d'indagine  pone  in  rilievo  che l'Azienda sanitaria non  si  è mai  attivata  né  ha  mai  avviato procedure legali per il recupero dei canoni dovuti  non  versati  dal gestore  del  servizio;  rileva,  al  riguardo,  che  il   menzionato conduttore è risultato avere stretti legami familiari con  esponenti delle più importanti consorterie mafiose locali. Il contesto generale di  mala  gestio,  aggravato  dal  disordine organizzativo ed amministrativo in cui si trova ad operare  l'azienda sanitaria e che consente alle consorterie criminali di proliferare ed infiltrarsi, si rileva anche dalle modalità di gestione del servizio dei distributori automatici di alimenti  e  bevande  negli  uffici  e negli  ospedali  dell'ente, attività  che  per decenni  si  è  caratterizzata per l'assoluta assenza di legalità,  con  conseguenze sia in termini di esborsi per l'ente,  in  particolare per i costi dell'energia elettrica, solo parzialmente rimborsati, sia in  termini di mancati introiti, con notevolissimi perdite economiche da parte dell'azienda sanitaria per  le  cui  responsabilità  sono  in  corso accertamenti presso le competenti autorità giudiziarie calabresi. La relazione dell'organo ispettivo ha, infatti, evidenziato che  non è stato versato alcun canone di concessione  da  parte  delle  società operanti, peraltro, tutte ditte prive di titolo autorizzativo valido, derivante dalla predisposizione e conclusione di  apposita  procedura di gara, molte delle quali risultano essere  collegate,  per  vincoli familiari o per frequentazioni, al contesto criminale della Provincia di Vibo Valentia. Come emerge dalla relazione  prefettizia,  soltanto di recente, il servizio risulta essere stato oggetto di procedura  ad evidenza pubblica, anche se ancora  i  distributori  non  sono  stati sgomberati,  nonostante  una formale diffida in tal senso del commissario straordinario.

L'inefficienza gestionale che  pervade  l'azienda  sanitaria  è, altresì', attestata dell'esame delle attività connesse ai  contratti stipulati con le strutture private accreditate che tuttora operano in convenzione con il  servizio  sanitario;  viene  riferito  che  dalle risultanze di una recente operazione di polizia  è  emerso  che  una struttura  privata  convenzionata  -  nei  confronti   della   quale, peraltro, si rilevano «... significativi elementi di contiguità  con esponenti della criminalità  organizzata»  -  per  ben  dieci  anni, sebbene autorizzata e accreditata per l'esecuzione di prestazioni  in diverse  discipline,  «avrebbe  eseguito  indebitamente   prestazioni sanitarie chirurgiche di carattere ambulatoriale, in carenza per  una determinata branca sia dell'autorizzazione sanitaria per  l'esercizio sia dell'accreditamento con l'ente». Da  ciò  non  può'  che  essere riconfermato - indipendentemente dagli esiti delle citate indagini  - il grave deficit gestionale dell'apparato dirigenziale, che per  anni ha di fatto «autorizzato e permesso l'erogazione indebita di somme di denaro da parte dell'ente, che, quindi, si ritiene, (...) incapace di predisporre un  sistema  di  controlli  adeguato al già  difficile contesto economico e sociale in cui opera...».  

E' stata, poi, riscontrata una diffusa inadeguatezza del  sistema dei controlli predisposto dall'ASP anche rispetto alla  figura  degli agenti contabili, essendo emerso che diversi dei predetti agenti  non hanno mai presentato  all'ASP  i  rendiconti  annuali  connessi  alle attività loro demandate  dai  dirigenti  e  dai  responsabili  delle unità operative e degli uffici. Tale circostanza è stata  rilevata sia con riferimento all'acquisto di materiali di consumo  durante  il periodo dell'emergenza   epidemiologica   da   COVID-19,   sia   con riferimento alle somme di denaro riscosse  presso  gli  sportelli  di pagamento dei ticket sanitari.

Al riguardo, il prefetto, nel rilevare la criticità  del  quadro riscontrato, evidenzia che non e' stato fornito dall'ASP il dettaglio dei rendiconti  di  ciascun  agente  contabile, relativo ai ticket riscossi e ai versamenti effettuati, nonostante l'espressa  richiesta da parte della commissione di indagine.  

 Gli indizi di ingerenza mafiosa nella gestione amministrativa della struttura sanitaria, analiticamente e dettagliatamente esaminati nella relazione del prefetto di Vibo  Valentia,  portano  a ritenere  sussistenti  i  presupposti  previsti   dalla   legge   per l'intervento dello Stato mirato a prevenire ed a contrastare il fenomeno dell'infiltrazione della criminalità  organizzata  nella pubblica amministrazione locale, a ripristinare la legalità ed a recuperare la struttura pubblica ai propri profili istituzionali.

 I contenuti della relazione  della  commissione  d'indagine sono stati oggetto d'esame nel corso del Comitato provinciale per l'ordine e  la  sicurezza  pubblica,  integrato  con  la  partecipazione  del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Vibo  Valentia  e del Procuratore facente funzioni della locale direzione  distrettuale antimafia, i quali  hanno  sottolineato  «la  pervasività  dei  clan mafiosi nella gestione dell'azienda sanitaria che si infiltra per il tramite dei  vertici della struttura mministrativa»  e  come  «le risultanze della relazione della commissione  d'accesso non possano che indurre ad uno scioglimento dell'ente».

La compromissione delle legittime aspettative  della  popolazione ad essere garantita nella fruizione  di  diritti  fondamentali  e  la finalità della misura di rigore,  sotto  il  duplice  profilo  della repressione del fenomeno inquinante e del recupero dell'ente  ad  una corretta gestione  delle  proprie  attività,  con  il  miglioramento qualitativo e  quantitativo  dei  servizi  offerti,  costituiscono  i presupposti di cui all'art. 143 del  decreto  legislativo  18  agosto 2000, n. 267, applicabile, ai sensi del successivo  art.  146,  anche agli organi delle aziende sanitarie provinciali.

 Per le considerazioni suesposte, si ritiene, pertanto, necessario provvedere ad eliminare ogni motivo ulteriore di deterioramento e  di inquinamento della vita amministrativa dell'ente, ancora assoggettato all'influenza   di   diverse   locali   di   'ndrangheta,   mediante provvedimenti incisivi a salvaguardia degli interessi delle comunità comprese nell'ambito territoriale di  utenza  dell'Azienda  sanitaria provinciale di Vibo Valentia.

 La valutazione  della  situazione  in  concreto  riscontrata,  in relazione alla presenza ed all'estensione  del  fenomeno  inquinante, rende necessario che  la  durata  della  gestione  commissariale  sia determinata in diciotto mesi.

Rilevato che, per  le  caratteristiche  che  lo  configurano,  il provvedimento previsto dall'art. 143 del citato  decreto  legislativo può intervenire anche quando sia stato già  disposto  provvedimento per altra causa,  differenziandosene  per  funzioni  ed  effetti,  si propone l'adozione della misura di rigore nei confronti  dell'Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia, con  conseguente  affidamento della gestione, per la durata di diciotto mesi,  ad  una  commissione straordinaria cui, in virtu' dei successivi articoli 144 e 145,  sono attribuite  specifiche  competenze  e  metodologie   di   intervento, finalizzate  a  garantire,  nel  tempo,  la  rispondenza  dell'azione amministrativa alle esigenze della collettività.