Falsa testimonianza in favore del clan Piromalli: due arresti a Gioia Tauro (FOTO)
Le dichiarazioni sarebbero state rese al fine di agevolare e finanche scagionare membri legati alla consorteria mafiosa dei Piromalli
I carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro, in esecuzione ad un provvedimento di custodia e contestuale sottoposizione al regime degli arresti domiciliari emesso dal Tribunale di Reggio Calabria – ufficio Gip – su richiesta della Procura distrettuale, hanno tratto in arresto (detenzione ai "domiciliari") Clemente Cedro, di anni 65, e Giovanni Cedro, di anni 65, rispettivamente padre e figlio, commercianti con un passato da imprenditori nel settore dei video-poker, poiché ritenuti responsabili del reato di false informazioni al pubblico ministero aggravato dalle finalità mafiose poiché eseguito con l'intento di agevolare e finanche scagionare membri legati alla consorteria mafiosa dei "Piromalli", egemone nel fitto tessuto cittadino.

In particolare, nel corso dell'inchiesta "Atlantide" che ha beneficiato anche del contributo dichiarativo di alcuni collaboratori di giustizia, gli uomini, vittime del reato di usura da parte della cosca "Piromalli", in sede di escussione innanzi alla competente autorità giudiziaria avrebbero negato le circostanze, le contestazioni mossegli, esponendo delle versioni ritenute "di comodo" di cui gli stessi successivamente si sarebbero vantati, suscitando in loro piena ilarità. Infatti, nel corso di contestuali attività di monitoraggio, sarebbe emerso, in maniera incontrovertibile, che i due avrebbero fornito all'autorità giudiziaria le versioni "nella cosciente consapevolezza che le loro dichiarazioni avrebbero potuto far scarcerare alcuni o tutti gli affiliati tratti in arresto il precedente 22 dicembre", ritenuti esponenti di spicco della citata consorteria criminale (in particolare Biagio Guerrisi e Gennaro Paolillo).

Ulteriore dato, emerso dalla captazione delle conversazioni tra padre e figlio, e che farebbe ritenere le versioni false su accadimenti che li hanno riguardati sia direttamente che indirettamente, secondo gli inquirenti, sarebbe rilevabile dalla circostanza di avere pianificato la loro remunerazione, per le false dichiarazioni rese, nei confronti degli arrestati. Clemente Cedro avrebbe portato a conoscenza Francesco Cosoleto, di anni 37, che risulta indagato nell'ambito del medesimo procedimento per gli stessi reati, dei motivi della convocazione sua e del congiunto presso la Procura Distrettuale e del contenuto delle dichiarazioni rese. I due, al termine delle formalità di rito, sono stati posti ai domiciliari presso le loro residenze, in attesa degli interrogatori di garanzia.
