Una mattinata di tensione nell'area operativa del Golfo. La base di Ali Al Salem, snodo strategico che ospita contingenti americani e italiani, è stata bersaglio di un attacco condotto tramite un drone. L'ordigno ha centrato in pieno un capannone all'interno del sedime aeroportuale, distruggendo un velivolo a pilotaggio remoto (APR) in dotazione alla Task force air italiana, un assetto considerato fondamentale per la continuità operativa della missione.

Il tempestivo sistema di allerta e le procedure di protezione hanno evitato il peggio: al momento dell’impatto, tutto il personale della base era già stato messo in sicurezza. Non si registrano, dunque, feriti tra i militari italiani.

A fare chiarezza sull'accaduto è stato il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano. Attraverso il suo profilo social, il generale ha precisato che il dispositivo italiano, in ragione del progressivo deterioramento del quadro di sicurezza regionale, era stato oggetto di un parziale alleggerimento nei giorni scorsi. «Il personale rimasto nella base — ha rassicurato Portolano — è ridotto al minimo indispensabile per lo svolgimento delle sole attività essenziali».

Mentre l'inchiesta per fare piena luce sulla matrice dell'attacco prosegue, la reazione politica parte da Bruxelles. L'Unione Europea, alla luce dei crescenti pericoli nell'area, è pronta a rimettere mano al dossier della missione navale "Aspides".

L'Alta rappresentante Ue, Kaja Kallas, ha inserito la questione all'ordine del giorno della riunione dei ministri degli Esteri prevista per domani. Sebbene non sia attesa una decisione definitiva nell'immediato, l'obiettivo è quello di tracciare una rotta per il potenziamento operativo della flotta europea. Sul tavolo vi sono diverse opzioni: dall'aumento dei contributi navali da parte degli Stati membri a una revisione del mandato per permettere una maggiore reattività nel contrasto alle minacce di droni e missili nel Mar Rosso, nel Golfo Persico e nel Golfo di Aden.

L'attacco odierno, pur non avendo causato perdite umane, segna un'escalation che non può essere ignorata, confermando come la zona del Golfo resti uno scacchiere ad altissimo rischio, dove la protezione degli assetti militari è destinata a diventare sempre più complessa e costosa.