La cultura si fa specchio della realtà e voce di chi non ne ha più. Si è svolta sabato 28 febbraio, nella suggestiva cornice della sala convegni dell’Hotel del Belsito, la cerimonia di premiazione della nona edizione del concorso letterario “Le parole arrivano a noi dal passato”. L’iniziativa, ormai punto di riferimento nazionale e internazionale, è promossa con impegno costante dall’Associazione Rinnovamenti, guidata dalla professoressa e scrittrice Velia Aiello.
​Tra le numerose opere giunte da ogni angolo dello Stivale e dall’estero, a distinguersi per intensità e coraggio è stata la scrittrice vibonese Luisa Matera, insignita del Premio speciale “Italo Calvino”.
​Il racconto premiato, intitolato “La peccatrice”, affronta con cruda lucidità uno dei temi più dolorosi e urgenti del nostro tempo: la violenza di genere. La narrazione porta in scena la vicenda reale di una donna che, nel corso della propria esistenza, si è imbattuta in tre uomini violenti, subendo non solo abusi fisici e psicologici, ma anche la gogna di una società pronta a colpevolizzarla.
​Il testo scava in profondità in quel meccanismo perverso dove chi dovrebbe amare finisce per trasformarsi in carceriere, negando alla vittima libertà e dignità. La protagonista de “La peccatrice” giunge a un passo dal baratro, arrivando a rischiare la vita nel momento in cui decide di opporsi, fino a interrogarsi su come sia stato possibile trovare la forza di salvarsi.
​“È un racconto che purtroppo non ha bisogno di presentazioni – riflettono gli organizzatori – poiché le pagine di cronaca lo scrivono ogni giorno”. L’opera di Luisa Matera si configura come un vero e proprio monito: un invito alle donne a distinguere il confine labile tra amore e possesso pericoloso.
​Il racconto solleva il velo su una realtà sommersa, fatta di silenzi dettati dalla vergogna e di finte perfezioni dietro cui si nasconde l’orrore. Il riferimento è esplicito a quel tragico “copione” che vede troppe donne arrivare in ospedale colpite da abusi, preferendo giustificare i lividi con una caduta dalle scale piuttosto che denunciare la verità.
​Il premio conferito a Matera non è solo un riconoscimento letterario, ma un segnale di speranza e un incoraggiamento a rompere il silenzio. La storia de “La peccatrice” ci ricorda, con forza, che denunciare non è una colpa, ma il primo atto di libertà verso la salvezza.