'Ndrangheta, colpo al clan Soriano: un arresto nel Vibonese
A finire in carcere è stato uno degli esponenti della famiglia di Filandari: l'accusa è di estorsione ad un imprenditore aggravata dalle modalità mafiose
Estorsione aggravata dalle modalità mafiose ai danni di un proprietario terriero di Filandari. Con questa accusa, la Guardia di Finanza ha dato esecuzione ad un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip distrettuale su richiesta del pm Camillo Falvo della Dda di Catanzaro,. nei confronti di Gaetano Soriano, 52 anni, ritenuto al vertice dell'omonimo clan di Pizzinni di Filandari unitamente al fratello Leone Soriano. Secondo l'accusa, Gaetano Soriano avrebbe di fatto "espropriato" con metodo mafioso un proprietario terriero A.L.S. che stava realizzando dei lavori sulla propria proprietà. Gaetano Soriano, rivendicando il terreno come proprio, non avrebbe più permesso al legittimo proprietario di mettere piede sul terreno e neanche di rientrare in possesso di diversa legna lì ammassata e derivante dalla potatura degli alberi di ulivo. I fatti risalgono allo scorso anno.

Gaetano Soriano è rimasto coinvolto unitamente al fratello Leone, ai figli ed ai nipoti, nell'operazione antimafia denominata "Ragno", condotta dai carabinieri della Stazione di Vibo Valentia, all'epoca guidati dal luogotenente Nazzareno Lopreoiato, e coordinata dall'allora pm della Dda di Catanzaro, Giampaolo Boninsegna. In primo grado, il Tribunale collegiale di Vibo Valentia presieduto dal giudice Fabio Regolo (a latere i giudici Lorenzo Barracco e Vincenza Papagno) aveva assolto l'imputato dall'accusa di associazione mafiosa, nonostante una richiesta di condanna a 18 anni di reclusione avanzata nei suoi confronti dal pm della Dda Simona Rossi. La Corte d'Appello ha però totalmente riformato il verdetto di primo grado condannando Gaetano Soriano alla pena di 15 anni e 9 mesi. E' in attesa del verdetto della Cassazione.

Le indagini odierne per estorsione. Nascono da un'annotazione di polizia giudiziaria, trasmessa dalla Guardia di Finanza di Vibo in relazione a delle dichiarazioni rese ad un militare del Nucleo Mobile della Gdf dal proprietario del terreno e da altra persona che stava eseguendo delle opere ed è stato direttamente minacciato da Gaetano Soriano. La vicenda tre origine nell'aprile del 2015 quando il proprietario del terreno conferì ad altro soggetto di sua conoscenza di potare gli alberi di ulivo sul terreno della moglie in località "Fondo Monica" confinante con i terreni della famiglia Soriano. Il terzo giorno di lavoro, Gaetano Soriano si sarebbe presentato sul posto ordinando ai presenti di smettere di lavorare e di uscire dal terreno rivendicandone la proprietà e non permettendo agli autori del taglio della legna neanche di portarla via.

In precedenza, Gaetano Soriano avrebbe voluto acquistare il terreno, ma secondo la ricostruzione degli inquirenti, l'accordo con la proprietaria non era andato in porto in quanto "Gaetano Soriano aveva proposto un prezzo di acquisto nettamente inferiore al valore del terreno". L'inchiesta si è avvalsa anche di intercettazioni ambientali che hanno consentito agli inquirenti dichiudere il "cerchio" sull'inchiesta. Un soggetto ritenuto vicino ad ambienti criminali si sarebbe inoltre rifiutato di intercedere con Gaetano Soriano per la risoluzione della vicenda. Nello stesso periodo, inoltre, un furgone intestato alla moglie di colui che aveva iniziato a potare gli alberi di ulivo, è andato a fuoco.
Le esigenze cautelari. Oltre alla "caratura" del personaggio, il gip nel disporre la custodia cautelare in carcere, motiva il pericolo di fuga dell'indagato con il fatto che Gaetano Soriano, dopo aver terminato il periodo di sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno nel comune di Filandari, ha chiesto ed ottenuto il rilascio della carta d'identità valida per l'espatrio. Altrettanto concreto è stato ritenuto il "pericolo di reiterazione" dei reati. (g.b.)

