Secondo il rapporto di Bankitalia sulle economie regionali continua ad aumentare il risparmio finanziario dei calabresi, ma ciò non aiuta l’economia

di ALESSANDRO DE SALVO

Famiglie e imprese calabresi, in estrema sintesi, hanno più soldi in banca. La consistenza dei depositi bancari, infatti, a Giugno 2015 è aumentata del 3% rispetto a sei mesi prima. Ciò che secondo il comune sentire viene interpretato come un segnale positivo si traduce invece in un danno per l’economia, il cui funzionamento è basato sui consumi. Lo stesso Pil, il principale parametro macroeconomico che viene utilizzato per misurare la ricchezza prodotta, è un insieme di componenti di spesa: i consumi delle famiglie (C), la spesa delle pubbliche amministrazioni (G), gli investimenti (I), le esportazioni al netto delle importazioni (NX). Un’accentuata propensione al risparmio rispetto al consumo pregiudica la crescita economica. Il risparmio, sopratutto statale, è il peggior nemico della ripresa.

Calabria in controtendenza. Ciò che avviene nella nostra regione non avviene in Italia dove la raccolta bancaria (depositi + obbligazioni) segna a Giugno una riduzione di oltre l’1% rispetto al semestre precedente. Sicché i dati nazionali registrano una moderata ripresa economica (il Pil nel 2015 è previsto in crescita dello 0,9%), cui sta conseguendo un leggero miglioramento dei livelli occupazionali. Non così per la Calabria dove il tasso di occupazione diminuisce ancora attestandosi al 37,4% contro una media nazionale del 55,9%.

Fiducia, la parola fondamentale. A fronte di politiche economiche ostinatamente restrittive, e quindi nemiche della crescita, la chiave della ripresa è la fiducia, cioè quell’elemento che spinge cittadini ed imprese a scommettere sul futuro. S’intravedono in tal senso segnali positivi poiché il rapporto Bankitalia evidenzia, sul fronte del mercato del credito, l’interruzione della flessione dei prestiti per le famiglie ed un aumento delle richieste di finanziamento provenienti sia dalle famiglie sia dalle imprese.