Il Dr. Tito Sofi, nato e cresciuto a Vibo Valentia, è un medico in servizio al reparto Covid dell'ospedale Fatebenefratelli di Milano. Ha raccontato per noi l'esperienza che sta vivendo in questi mesi così difficili e particolari legati all'emergenza Coronavirus.

Sofi, cosa si prova a lavorare in un reparto Covid di un ospedale lombardo?

"È un'esperienza unica, particolarmente significativa da un punto di vista umano. Lo spirito di solidarietà tra colleghi è massimo. In tutti questi mesi non ho mai sentito una lamentela, nonostante le condizioni lavorative siano estremamente sacrificanti. Indossare uno scafandro per molte ore consecutive non è semplice, ma ci devi fare l'abitudine. Avvertiamo molta solidarietà e vicinanza anche dall'esterno. Ci arriva cibo, caffè e, più in generale, le persone non sanno come prodigarsi per aiutarci. Questo sostiene tantissimo il nostro lavoro e ci sprona ad andare avanti ed a superare le difficoltà. D'altro canto vedere le immagini dei vestiti ammassati dei deceduti per Covid è qualcosa, purtroppo tra molte altre, che segna l'individuo nell'animo e che rimane indelebile nella memoria".
Vi sentite persone speciali?

"Assolutamente no, per un medico è normale. Ma sono le persone che ci fanno sentire speciali e questo è bello, molto bello".
Qual è l'iter diagnostico e terapeutico che viene seguito dalle strutture ospedaliere?

"Le persone che arrivano in pronto soccorso vengono sottoposte a tampone, l'accertamento diagnostico (rx, ecografia o tac) e l'eventuale ricovero vengono stabiliti dai medici al momento e sulla base delle evidenze riscontrate. La cura nei casi lievi è a base di antiinfiammatori. Nei casi più gravi, in presenza di polmonite, il protocollo prevede corticosteroidi, azitroricina, eparina. Chi, pur essendo positivo e lievemente sintomatico, torna a casa, deve stare in isolamento e non entrare in contatto con gli altri familiari conviventi, deve utilizzare un bagno diverso e stare in una stanza separata".
In questo momento c'è un sovraffollamento che vi impone di selezionare chi sottoporre a ricovero?

"I numeri stanno aumentando, il sovraffollamento c'è soprattutto al pronto soccorso. Una percentuale considerevole di persone potrebbe essere assistita a casa se ci fosse un supporto adeguato dalla medicina territoriale che invece, sprovvista di linee guida governative sanitarie, delega tutto agli ospedali. Il fatto che i pronto soccorso siano affollati è, pertanto, un' evidente carenza organizzativa di fondo, alla quale si sarebbe potuto porre rimedio durante la tregua estiva, ma non si è fatto nulla e non è stata predisposta alcuna linea guida in tal senso".
Ci spieghi ancora meglio

"Doveva essere predisposto un piano di assistenza sanitaria domiciliare, attraverso la medicina del territorio. I medici di base, dotati di saturimetro, ecografo ed adeguate protezioni, avrebbero potuto assistere, sin dalla manifestazione dei primi sintomi, la maggior parte dei pazienti a casa, evitando i caos nei pronto soccorso, non mancando di indicare il ricovero quando necessario. Uno scudo penale avrebbe risolto il problema della responsabilità.
Che differenze nota tra la prima e questa seconda ondata?

"Ho l'impressione che il virus sia meno aggressivo. Intendiamoci, una certa mortalità, assolutamente non trascurabile, è pur sempre correlata a sars cov 2 e colpisce principalmente i soggetti più deboli, anziani con comorbosità, per cui sars cov 2 rappresenta certamente un fattore di rischio circolante per la fascia più debole della popolazione che non deve, a nessun livello, essere trascurato. Tuttavia ciò che ho visto a Marzo e ad Aprile mi sembra qualcosa di più grave rispetto a ciò che osservo oggi".
Come difendersi, allora?

"La strategia di difesa può essere articolata sia sul piano del contenimento della diffusione del contagio che sul piano della prevenzione. In particolare di quest'ultima sento parlare troppo poco e ciò mi fa rabbia, soprattutto considerando, come ho riferito prima, che non è stata approntata un' organizzazione adeguata a fronteggiare il rischio sanitario del diffondersi della pandemia".
Parliamo della prevenzione

"Possiamo fare in modo che il virus abbia meno possibilità di nuocerci gravemente rafforzando il nostro sistema immunitario. Per rafforzarlo è indispensabile assumere vitamina a, vitamina c e vitamina d. Può essere utile un'alimentazione ricca di frutta e verdura, ma specifici integratori sono ancora più efficaci semplicemente perché ne contengono di più. Il dosaggio ortomolecolare è particolarmente efficace. Pure svolgere una costante attività fisica contribuisce a rafforzare il nostro sistema immunitario. Anche in questo caso non voglio essere frainteso, le categorie a rischio rimangono tali ma possono rendere la vita più difficile al virus. Mi sono spiegato?"
E, invece, come facciamo a ridurre il rischio del contagio?

"Abbiamo di fronte un virus che non è solo respiratorio ma anche di contatto. Ma procediamo con ordine. Innanzitutto la possibilità che il virus possa diffondersi all'aperto è bassissima, per cui, in tal caso, è più che sufficiente la misura del distanziamento. Sono, pertanto, da favorire passeggiate, attività all'aperto ed esposizione ai raggi solari. Le reclusioni hanno effetti controproducenti e andrebbero bandite. Negli esercizi commerciali al chiuso, invece, bisogna osservare regole molto rigide, sulle quali i controlli dovrebbero essere estremamente stringenti e le multe ancora più consistenti. Quindi, occorre rendere obbligatorio: la rilevazione della temperatura corporea; l'igienizzazione delle mani all'ingresso ed all'uscita dai luoghi chiusi; un'adeguata e costante aerazione degli stessi; l'indicazione del numero di persone ammesse a sostare contemporaneamente all'interno dei locali; il distanziamento; la sistematica pulizia delle superfici ed il lavaggio frequente delle mani che non devono essere mai portate al viso. Osservando con scrupolo queste regole, e facendole osservare, si può tenere aperto tutto. Non c'è bisogno di alcun lockdown. È raccomandabile osservare queste regole anche nelle abitazioni private. Un occhio di particolare riguardo meritano le persone più anziane. Loro dovrebbero osservare qualche regola di cautela maggiore, come la limitazione degli spostamenti in alcune fasce orarie".
E della mascherina? Come mai non ha fatto cenno?

"Parliamo delle mascherine chirurgiche che sono le più utilizzate. Andrebbero cambiate ogni due ore e mai toccate una volta indossate. Per come vengono utilizzate è meglio puntare sull'osservanza delle altre regole".
È sicuro di quello che sta dicendo?

"Certamente, lo dimostra un'ampia letteratura scientifica. Consideri che sono calabrese e so che questo giornale on line è particolarmente diffuso in Calabria. Sto parlando di salute pubblica ai miei conterranei e, proprio per questo, sto particolarmente pesando ogni parola".
A proposito di Calabria, come valuta il fatto che il Governo abbia decretato la Calabria zona rossa?

"È una scelta che mi lascia molto perplesso. La Calabria è tra le regioni italiane quella dove il virus, in rapporto alla popolazione, si è diffuso meno. Anche le terapie intensive al momento hanno una percentuale di occupazione estremamente confortante. Si vede che sulla scelta hanno inciso altri parametri ed altre logiche. Ma vista e considerata la vicenda Cotticelli trovo ancora più ingiusto il provvedimento nei confronti dei calabresi. Spero almeno nel tempestivo arrivo di seri ristori, perché il tessuto socio economico è notoriamente strutturalmente debole".
Un'ultima domanda: arriverà prima il vaccino o la cura?

"Non lo so. Sono però convinto del fatto che fino a quando un vaccino efficace non verrà somministrato alla popolazione è necessario concentrarsi sulla prevenzione, sull'organizzazione, sulla stesura di appropriate linee guida e sulla sperimentazione di cure valide. Le terapia al plasma, ad esempio, presenta brillanti risultati. È chiaro che ognuno deve fare la sua parte. Anche e soprattutto le massime istituzioni coinvolte che, fino ad ora, si sono dimostrate sostanzialmente inadeguate ad affrontare il problema nella sua complessità e molto più carenti di quanto i cittadini abbiano dimostrato di saper fare nei limiti delle loro possibilità.
Grazie Dott. Sofi. I nostri lettori le saranno grati per questo suo prezioso contributo, estremamente chiaro ed utile. Vorremmo strappare la sua disponibilità a concederci altre interviste, per consentirci di seguire meglio l'evoluzione della pandemia in corso e il suo possibile termine.

"Grazie a voi, mi ha fatto molto piacere. Questa pandemia ci insegna cose nuove ogni giorno, l'auspicio che rivolgo a tutti quanti è di farne tesoro e non dimenticarsene, anche quando sarà finita, speriamo il prima possibile. Un affettuoso saluto a tutti i lettori di Zoom24.it ed a presto".