Al concerto “Omaggio a Mia Martini”, che si è tenutosi il 7 marzo a Vibo Valentia, sono stati vissuti momenti di grande emozione.
Le talentuose cantanti susseguitesi sul palco hanno entusiasmato gli spettatori del Teatro Moderno, al completo in ogni ordine di posto.
Poco dopo l’inizio del concerto, è stata invitata sul palco un'insegnante di musica di nazionalità ucraina, Stefanya Bilyk, in rappresentanza di un popolo che sta vivendo un'occupazione e una guerra ingiusta.

L’associazione imprenditoriale Anpit, che ha organizzato la serata dedicata a Mia Martini grazie ad un bando promosso dal Comune di Vibo Valentia per l’attrattività urbana, si è candidata perché consapevole del grande bisogno che la città ha di essere movimentata, facendo uscire la gente di casa, tornando a vivere.
I dirigenti dell’Anpit non nascondono il loro pessimismo sullo scenario che si sta profilando all’orizzonte. Marco Furnari, presidente provinciale Anpit, ha spiegato: “ La guerra che la Russia ha scatenato contro l’Ucraina sta rendendo vane tutte le aspettative di rinascita che erano state riposte nel Pnrr.
L’aumento dei costi dell’energia in alcuni settori produttivi sta costringendo gli imprenditori a produrre a guadagno zero, se non addirittura in perdita, e siamo soltanto a due settimane dall’inizio del conflitto. La produzione delle conserve alimentari, dei derivati della farina e, più in generale, l’intero settore agroalimentare sono già in crisi; il costo dell’energia e il calo della distribuzione delle materie prime produrranno forti rincari e scaffali vuoti nei supermercati. La corsa dei prezzi sarà inarrestabile; l'eventuale protrarsi del conflitto farà galoppare anche l’inflazione, creando grossissimi problemi soprattutto alle nostre piccole imprese locali".

"L’Italia-prosegue Furnari-, per una politica miope degli ultimi anni paga lo scotto di non produrre energia, a differenza dei Paesi vicini e stretti competitor, Francia e Germania, che possono ricorrere al carbone e al nucleare; invece noi siamo sguarniti dell’uno e dell’altro.
Intanto si avvicina l’estate e si prevedono grandissime difficoltà, se non addirittura un crollo del settore turistico che, in Calabria, ha sempre rappresentato l’ancora di salvezza per migliaia di operatori economici e per centinaia di migliaia di lavoratori.
Quest’anno le famiglie dell’intera Europa non potranno andare in vacanza, o quantomeno ci penseranno due volte: inoltre, i costi di gestione delle strutture aumenteranno esponenzialmente, il settore non può essere abbandonato a se stesso.
Dopo i due anni di pandemia che hanno lasciato in piedi solo le aziende più robuste del settore turistico balneare, un altro fermo sarebbe micidiale”.