La Corte dei Conti -III sezione giurisdizionale centrale d’Appello si è pronunciata nei giorni scorsi sul ricorso dell’ex commissario Antonino Daffinà e dal direttore generale pro tempore Giuseppe Maria Romano in merito all'acquisto di l’acquisto di uno stabile destinato ad ospitare i locali dell’Aterp di Vibo, avvenuto nell’agosto 2014. Ebbene, le pene inflitte sono state annullate o seriamente ridimensionate, rispetto a quella che era stata la decisione assunta dalla magistratura contabile in primo grado. Romano, infatti, è stato assolto, mentre Daffinà ha subito una condanna di 70mila euro per una delle tre “poste” contestate” e l’assoluzione per le rimanenti due, una delle quali di 288.426,88 euro e l’altra di 11.444,44 euro.  In buona sostanza, la Corte dei Conti ha chiarito che “non risulta corretto ritenere che Daffinà avrebbe dovuto, secondo la ricostruzione del giudice di primo grado, revocare il provvedimento posto in essere da Romano, esponendo l’ Aterp al rischio di un’azione di responsabilità per mancata sottoscrizione del contratto da parte della società locatrice”. Di conseguenza, “appare evidente -hanno scritto i giudici contabili  - che nessuna condotta dolosa o gravemente colposa può imputarsi, in base a tali presupposti fattuali, a Daffinà stesso, il quale, sulla scorta di una valutazione resa dal Romano, si limitò a dare corso ad un atto già definito negli aspetti sostanziali”. Secondo il giudice di primo grado, invece, l’ex commissario “si era attivato dopo la scadenza dei termini previsti per la capitalizzazione dei canoni pagati, deliberando nuovamente l’acquisto dell’immobile e lasciando passare ulteriori otto mesi fino alla data dell’acquisto”. Versione non condivisa dalla difesa la cui impugnativa “è stata  fondata” secondo i giudici. Il ritardo nell’acquisto dell’immobile, dunque, “fu dovuto a carenti disponibilità finanziaria sia dell’Ente (l’Aterp) che della Regione”. Addirittura, alcune somme da restituire vanno decurtate all’ex commissario per il 30% poiché, “si deve tener conto  -chiosa la Corte dei Conti  - dei vantaggi conseguiti dall’Amministrazione per l’ utilizzo del bene”.