Mandato d'arresto europeo rifiutato per due polacchi bloccati nel Vibonese
Rifiutata la richiesta di esecuzione del mandato di arresto europeo da parte della competente Corte di Appello di Catanzaro nei confronti di Andrzej Janusz Krakowsky, 57 anni e della moglie Dorota Violetta Krakowaska, 54 anni, due cittadini polacchi che, sulla base delle interrogazioni della banca dati Schengen, risultavano ricercati in tutta Europa per una presunta condanna a 14 anni per appropriazione indebita e truffa commessa nel Paese di origine; risultava, nella sostanza, che entrambi fossero sfuggiti alla cattura e, per questi motivi, ricercati da sei anni.
I giudici hanno accolto le argomentazioni della difesa rappresentata dall'avvocato Carmine Pandullo. Una vicenda incredibile nell'ambito della quale la difesa è riuscita nell'intento di dimostrare che i due soggetto erano regolarmente residenti in Calabria da circa 15 ani, tanto da aver ottenuto un permesso di soggiorno permanente. Invece, dagli accertamenti condotti dai carabinieri della Stazione di Tropea, risultava che l'uomo e la sua convivente fossero ricercati dal settembre 2013 a seguito di una condanna per truffa ed appropriazione indebita.
La difesa, nel corso della procedura giudiziaria, ha dimostrato non solo che le vicende che riguardavano i due polacchi, non avessero sicure connotazioni penali - per il principio della doppia incriminazione prevista dalla legislazione di riferimento -, ma cosa ancor più grave, che la Polonia -si puntualizza - aveva surrettiziamente utilizzato lo strumento giudiziario di collaborazione europea, ovvero, il mandato di arresto europeo, per fini meramente investigativi e ciò si pone gravemente del tutto al di fuori di quanto previsto sia dalla legge 22 Aprile 2005, n. 69 che dalla decisione quadro del Consiglio 113 giugno 2002 n. 2002/5847 Gai, che prevedono quale presupposto indefettibile per la richiesta di un mandato di arresto europeo l’emissione di un provvedimento cautelare, una sentenza di condanna irrevocabile e/o l’applicazione di una misura di sicurezza.
Per tali motivi la Corte di appello di Catanzaro , condividendo gli assunti difensivi del legale, ha rifiutato l'esecuzione del mandato di arresto internazionale. (t.f.)
