"Lex", boss e gregari del clan Ferrentino scelgono il rito alternativo, così come il nuovo collaboratore di giustizia Dimasi. I Lamari vanno in ordinario

di FRANCESCO ALTOMONTE

Sono 14 gli imputati che hanno chiesto di essere processati con il rito abbreviato nell'ambito del processo denominato "Lex". Il procedimento, frutto dell'inchiesta della Dda di Reggio Calabria contro le cosche di Laureana di Borrello, è pendente in questo momento davanti al gup distrettuale. Gli altri 33 imputati, invece, hanno chiesto di essere processati con rito ordinario. 

Marco Ferrentino

In abbreviato Le discussioni per chi ha scelto il rito alternativo, vale a dire l'abbreviato, inizieranno il 18 gennaio del prossimo anno. Questi gli imputati che lo hanno scelto: Marco Ferrentino, Alberto Chindamo, Francesco Antonio Ciancio, il neo collaboratore di giustizia Giuseppe DImasi, Alessio Ferrentino classe '78, Alessio Ferrentino classe '84, Francesco Ferrentino, Roberto Furuli, Antonello Lamanna, Francesco Lamanna, Albino Marafioti, Pasquale Pettè, Vincenzo Piromalli e Giovanni Sibio.Chi tra i 33 imputati che hanno scelto il rito ordinario sarà rinviato a giudizio dal gup reggino, dovrà affrontare il processo a Palmi.  

A processo. Dopo avere chiuso il cerchio delle indagini, quindi, la Dda punterà alla condanna dei 47 imputati nell’inchiesta sulle cosche “Ferrentino-Chindamo” e “Lamari”. Tanti i reati contestati. Si va dall’associazione mafiosa, concorso esterno, porto e detenzione di armi da guerra e comuni da sparo, traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, danneggiamenti, lesioni personali gravi, frode sportiva, intestazione fittizia di beni, incendio, tutti aggravati dal metodo e dall’agevolazione mafiosa. Il blitz scattò il 3 novembre dello scorso anno.

Giuseppe Dimasi

L’inchiesta. L’indagine, svolta dai carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro- all’epoca guidati dal maggiore Francesco Cinnirella- avrebbe fatto luce su una serie di episodi avvenuti a Laureana di Borrello a partire dal mese di giugno del 2014. Elementi che per l’antimafia reggina denotavano l’operatività delle due cosche, spesso in contrasto tra di loro. Ricordiamo che Laureana di Borrello, alla fine degli anni ’90, fu teatro di una delle faide più sanguinose della storia criminale calabrese. Fatti di sangue accertati nel maxi-processo denominato “Piano verde”. Davanti al gup di reggio Calabria questa mattina sono comparsi i 48 imputati per i quali la procura distrettuale ha chiesto il rinvio a giudizio e accusati di fare parte, a vario titolo, delle cosche “Ferrentino-Chindamo” e “Lamari”.